lunedì 18 luglio 2011

"C'eravamo tanto amati"...

18/07/11 - Continua la polemica a distanza tra Luigi Parisella e Claudio Fazzone. Il Pdl fondano prende le difese del senatore.


Come si poteva intuire, le posizioni “fuori rotta” prese dal consigliere provinciale ed ex sindaco fondano, Luigi Parisella in seno ad una riunione del gruppo Pdl in provincia, contro la linea definita poco democratica del leader Claudio Fazzone, sono rimbalzate fino a Fondi. Sarà che uno deve al comune del sud pontino tutta la sua carriera politica e che l’altro forse ha ancora il dente avvelenato per quelle “dimissioni” a monte dello scioglimento dell’amministrazione comunale che hanno permesso la “vittoria” dei vertici politici compatibilmente con l’uscita dalla scena locale dell’ex sindaco. Alla fine, però, tra il leader del centrodestra e l’ex primo cittadino ci si è messo il circolo del Pdl di Fondi che esprime “profonda meraviglia e stupore” sulle presunte dichiarazioni, invitando Parisella a “chiarite ed eventualmente smentire”. Un’occasione, per il coordinamento cittadino del Pdl di ribadire “la totale fiducia nella persona del coordinatore provinciale Sen. Claudio Fazzone riconoscendo allo stesso quella piena leadership consolidata in anni di strenuo impegno politico e caratterizzati da costanti successi elettorali”. Una posizione, quella del circolo locale del Pdl che non lascia dubbi, non c’è spazio per dissentire, la linea del partito non può essere messa in discussione. Almeno non in casa propria. La posizione, dei dirigenti comunali del partito, da sempre primi sostenitori della linea del senatore fondano è anche sposata mettendo in evidenza come “i risultati sono stati confermati anche in quest’ultima difficilissima tornata elettorale che ha visto la Provincia di Latina unica in controtendenza rispetto al dato nazionale non certo favorevole al centrodestra”. Una verità con la quale dovranno fare i conti i Parisella e compagni, locali e provinciali, che probabilmente sentono il bisogno pressante, come messo in evidenza anche da alcuni dirigenti nazionali di un partito “maggiormente democratico”.
Simone Nardone