mercoledì 20 novembre 2013

Il Punto - 19/11/2013

Il clima continua a dirci che non ci stiamo capendo nulla. Che la Terra và a rotoli e c'è chi nel mondo si interroga se è giusto portare un velo o chi invece si attacca alle beghe di qualche sceicco occidentale. Nel frattempo sembra iniziato con tempi dilatati il trailer di "The day after tomorrow". Il clima lo modifichiamo con i nostri inquinamenti e lui si ribella con cicloni, uragani, tornadi e quant'altro. Le persone ci rimettono la pelle. Oggi sono della Sardegna, ieri erano statunitensi, la settimana scorsa filippine, il punto è che non sai mai se domani tocca al tuo territorio, alla tua casa, alla tua famiglia. E il problema è che non ci si può fare niente. Anzi, non si vuole fare niente, e noi umili cittadini possiamo poco, troppo poco rispetto ai governanti e stiamo affacciati alla finestra a guardare la vendetta della natura. 

martedì 19 novembre 2013

Ospedale, un problema di tutti...e di nessuno

www.26lettere.it

10 novembre 2013

Incredibile come a Fondi i principali temi sociali e il dibattito politico vertano sempre sugli stessi argomenti oramai da decenni. Qualche settimana fa, alla presentazione di un libro storico lo stesso sindaco faceva riferimento al fatto che sul tavolo si ritrova gli stessi argomenti irrisolti degli anni ’60 e tra questi l’ospedale San Giovanni di Dio.
Della serie: è cambiata sede, sono cambiati gli attori politici e gli assetti istituzionali ma si parla sempre delle  stesse cose. Così, mentre le varie fazioni politiche si arroccano su posizioni di sfida accusandosi a vicenda di spot elettorali da una parte e di incapacità istituzionale dall’altra, ai cittadini non rimane che leggere le pagine dei giornali e capire – permettetemi il detto – “di che morte bisogna morire”.
Già, perché la verità non è solo che il problema dell’ipotetica chiusura rimane, ma che soprattutto nel frattempo l'ospedale viene depotenziato. I tagli alla sanità dalla politica regionale arrivano come una mannaia impietosa ad ogni nuovo documento in materia. I vari dirigenti e politici a livello provinciale e regionale ragionano su Roma, e quando arrivano alla geografia sanitaria del sud pontino vanno oltre  guardando a Formia e Terracina e di Fondi come sempre ci si dimentica. Come non si tiene a mente il bacino di persone, che serve il San Giovanni di Dio: da Fondi Monte San Biagio, passando per LenolaCampodimele, Sperlonga Itri. Un dettaglio, se così possiamo chiamarlo, che ne fa per forza di cose “una questione di tutti”.
Così mentre c’è chi inveisce contro Zingaretti ora, come la Polverini prima, o ancor più indietro contro Marrazzo o addirittura Storace, a Fondi i cittadini si mobilitano. Vedi le raccolte firme, il volantinaggio o le assemblee civiche, qualora strumentali altre volte costruttive, ma alla fine si dipende sempre e comunque dagli altri.
Ma se nessuna parte politica, di destra, di sinistra o di centro riesce a risolvere il problema, anzi, in qualche caso del passato ha forse finito per ampliarlo, beh, a quel punto viene davvero qualunquisticamente da dire che l’ospedale di Fondi è di interesse di nessuno. Anzi, si spera, perché se qualcuno ci ha messo la faccia, forse dovrebbe averla già persa.
Alla fine dei conti, malgrado un saggio e profondo proverbio africano reciti che “il mondo non lo abbiamo in eredità dai nostri padri ma in prestito dai nostri figli”, a noi semplici cittadini non rimane egoisticamente che sperare che tra trenta o quarant’anni il futuro sindaco di Fondi parli alla città, ricordando i primi anni del XXI secolo, accusando che sul tavolo ci saranno gli stessi temi, tra cui quelli del San Giovanni di Dio. Dopo tutto la politica insegna che quando non si riesce ad avere il troppo, è meglio aggrapparsi a quel poco che si ha.

*riproduzione riservata*

venerdì 15 novembre 2013

Il Punto - 15/11/2013

La notizia dell'affidamento ad una coppia gay di Bologna di una bambina di 3 anni ha fatto dapprima il giro del web e poi quello di tutti i media. Personalmente parlando da cattolico convinto, ho da sempre espresso le mie perplessità sui matrimoni gay. Perplessità affermate, comunque, da uno che non ritiene di essere il depositario di nessuna verità e che al contrario, mi fa affermare che sarei comunque felice si aprisse a riguardo un confronto costruttivo, magari in grado di scaturire in una normativa capaci di conciliare realtà diverse presenti nella nostra società. 
Il punto sconcertante è che per l'ennesima volta ci rendiamo conto che al contrario di quello che mette in evidenza la notizia, le persone omosessuali, nel nostro paese non hanno diritti. E' questa la cosa grave. Qua non parliamo dei doveri ma dei diritti. Perché per lo Stato non sono una famiglia, ma a quanto pare, secondo "l'elasticità" di una legge possono esercitare dei "doveri" verso qualcun'altro (vedi la bambina di 3 anni), senza neppure avere i diritti di essere riconosciuti "conviventi", "imparentati", "compagni". E' il paradosso di un Paese che non solo non ha certezza della pena, ma non ha neppure la certezza dei diritti.
E' vero è un affidamento e non un'adozione, ma bisogna regolamentare la normativa, non si possono fare le leggi che siano "elastiche", lasciando la discrezione di chi le applica. Io personalmente nutro dei dubbi - che attenzione - non sono pregiudizi. Ma sui diritti civili chiedo semplicemente che il legislatore prenda delle decisioni, anche forti sia in un senso che in un altro. Possiamo indignarci, stando da una parte o pensandola nel modo diverso, ma comunque su temi come questi abbiamo bisogno di certezze.

mercoledì 6 novembre 2013

L. Elettorale, cambiarla? No, modificarla

www.26lettere.it

4 novembre 2013

In un periodo in cui il tema della riforma elettorale è tornato di moda se ne sentono di tutti i colori. In questo contesto la polemica è tra chi vuole un sistema più maggioritario, e chi invece preservando la premessa della governabilità tra gli obiettivi, lavora ad individuare un sistema proporzionale capace di consolidare un sistema politico già in precarie condizioni.

In pochi, però, pensano ad una modifica della legge 270 del 2005, che per ovvi motivi di semplicità chiameremo proposta di legge 270 bis. Questo innanzi tutto, perché anche migliorando sostanzialmente la legge elettorale vigente, difficilmente si riuscirebbe a togliere di dosso all’attuale sistema elettorale il vestito del Porcellum. Eppure l’idea con cui si dovrebbe ragionare è proprio quella di non demonizzare il sistema elettorale vigente, ma lavorare per poterlo migliorare e garantire un'applicazione più dignitosa di quelle del 2006 e del 2013.

Pertanto sulla base della proposta di legge 270 del 2005, si è provveduto a lavorare per improntare un ipotetico sistema capace di migliorarsi. Anche perché è da dare atto al Porcellum che comunque nel corso delle sue tre esperienze elettorali ha prodotto dei risultati. Risultati che in molti non considerano proprio sulla base di altri effetti ipotetici o certi che la stessa legge 270 ha creato parallelamente a quanto appena affermato. Malgrado ciò bisogna sostanzialmente ammettere che quando dalle urne escono dei risultati elettorali definibili come “casi limite”, come quelli emersi nel 2006 e nel 2013, è difficile pensare di costruire un sistema elettorale in grado di definire “per forza” una maggioranza all’indomani del voto.

Pertanto una modifica di un sistema proporzionale – andando comunque a ritoccare quei correttivi come premi di maggioranze e sbarramenti - forse avrebbe cambiato, senza stravolgere i risultati, gli equilibri e le maggioranze. Il condizionale è d’obbligo, ma una lente d’ingrandimento su tutto questo ce l’abbiamo grazie alla simulazione sulle elezioni 2006, 2008 e 2013 con la legge 270 bis.

Il risultato, come si può osservare dall’analisi completa, è semplicemente speculare alle esperienze elettorali degli ultimi sette anni, ma il dubbio su come si sarebbero comportati partiti, coalizioni e elettori è lasciato all’ipotesi fantasiosa di esperti e lettori o della supposizione azzardata della ricerca stessa.

*riproduzione riservata*

lunedì 4 novembre 2013

Il Punto - 03/11/2013

Sono un paio di giorni che ragiono e mi interrogo sul Caso Cancellieri. Dimissioni, no dimissioni, competenza o abuso di potere. Mi sono interrogato, e mi sono informato. Alla fine dei conti, da un punto di vista legale, da quanto ho appreso, pare non sia stata trasgredita alcuna norma. Dunque, il problema, è solo etico. È giusta o normale una cosa del genere? Stando a quello che dicono i più sì. Come dice lo stesso ministro: "non ho fatto nulla di cui vergognarmi o che non era nelle mie competenze". Allora perché dimettersi? 
Poi ho cambiato quesito, per sciogliere l`iterrogativo: all`estero cosa sarebbe accaduto? DIMISSIONI, perché a perdere sarebbe stata la dignità di un ministro, dunque di un`istituzione. Ed ecco la risposta, le dimissioni come segno sobrietà e chiarimento!