lunedì 21 agosto 2017

Fondi, cani in spiaggia malgrado l’ordinanza (forse impugnabile)


20 agosto 2017

di Simone Nardone

Piena estate, tanta gente in spiaggia su tutto il litorale, e a Fondi, soprattutto dove la balneazione è libera, ci si confronta se sia giusto o meno portare i cani sulla battigia. La questione sorge poiché, malgrado l’ordinanza n.174 del 7 luglio 2011 che sancisce ciò che si può fare e non si può fare sull’arenile in molti continuano a portare gli amici a quattro zampe a fare una passeggiata o addirittura a fare il bagno e a prendere il sole sul lungomare.

L’ordinanza suddetta parla chiaro: l’articolo 4.1.8 recita testualmente come “È vietato condurre o far permanere qualsiasi tipo di animale, anche munito di museruola o sguinzagliato, ivi compresi quelli utilizzati da fotografi o cineoperatori. Sono esclusi dal divieto i cani di salvataggio al guinzaglio e i cani guida per i non vedenti, purché muniti di brevetto a titolo abilitativo equipollente”. Tradotto niente animali in spiaggia salvo quelli utili a chi è in difficoltà o portatore di qualche handicap. Eppure di cani in spiaggia se ne vedono molti, per l’appunto anche in questi giorni molto affollati. Animali che spesso creano anche qualche piccola tensione tra chi vuole far rispettare le regole e chi invece sostiene che queste non sono pienamente legittime.

Infatti, benché trasgressori, coloro che portano gli animali in spiaggia in barba all’ordinanza 174 del 2011, ritengono che quello specifico comma sia illegittimo. Diverse associazioni di animalisti infatti si fanno forza con diverse sentenze dei Tar regionali degli ultimi anni.La prima che aveva fatto molto parlare di sé era stata quella del Tar del Lazio del luglio 2015 quando il tribunale amministrativo aveva dato ragione ad un’associazione ambientalista che era ricorsa contro il Comune di Anzio. La sentenza metteva in evidenza di una questione di motivazioni. Il senso era che non si può proibire l’accesso agli arenili senza specificare il perché. In realtà quella sentenza, la numero 9302 del 2015, ha fatto molto parlare perché entrava pesantemente nel merito esplicitando come quel tipo di divieto fosse “irragionevole” e “sproporzionato”. Quest’anno a febbraio è poi arrivata un’altra sentenza di un altro Tar, quello della Calabria. Anche in questo caso la “sproporzione” di un divieto del genere ha fatto sì che i giudici amministrativi propendessero per la bocciatura dell’ordinanza dell’Ente locale, questa volta del Comune di Cirò Marina. In questo caso, però, si è andati anche lievemente oltre, in quanto a seguito della sentenza la giurisprudenza ha iniziato ad interrogarsi su come dovrebbe diventare compito del Comune individuare un’area che non crei problemi igienici e che permetta a padroni e cani di poter sostare in spiaggia.

La questione sembra tutt’altro che superata e in attesa di una legge in merito, le associazioni animaliste invitano i propri soci a far valere i propri diritti. L’Aidaa (l’associazione italiana per la difesa di animali e ambiente), come riportato da diversi portali internet come dogsitter.com, parla di come “almeno la metà dei divieti sono illegali”. Nello specifico, secondo l’Aidaa, per essere valida l’ordinanza deve esprimere un divieto motivato e l’estensione oraria. Tradotto non può esistere un’ordinanza che taglia fuori cani e padroni per un’intera stagione dagli arenili.

Al momento, dunque, anche sul nostro litorale rimane valida l’ordinanza numero 174 del 2011, anche se in molti si domandano cosa accadrebbe in caso di un eventuale ricorso al tribunale amministrativo. Ma soprattutto in molti desidererebbero una porzione di spiaggia libera attrezzata in cui poter stare con Fido al seguito senza il rischio di incorrere in una multa. Molti auspicano degli stabilimenti “pet friendly” come esistono ormai da diverse parti d’Italia, ma in realtà è sugli arenili liberi che si gioca la partita, anche perché con oltre dieci chilometri di spiaggia sembra davvero improbabile che non si trovi lo spazio per adeguarsi a quella, che forse sei anni fa non era una vera esigenza, ma che con il tempo sta sconvolgendo le regolamentazioni dei litorali di gran parte della penisola.