martedì 6 dicembre 2016

I sindaci del Sì “sfiduciati” dalle urne: ecco chi ha perso e chi ha vinto


6 dicembre 2016

di Simone Nardone

Analizzati i dati elettorali, va constatato il fatto più importante, ovvero che la Provincia di Latina segue, seppur con delle differenze, l’andamento nazionale. Sono i risvolti politici quelli che fanno riflettere e impongono un’analisi più accurata. Quelli nazionali hanno riempito le prime pagine dei giornali di mezzo mondo: il presidente del consiglio Matteo Renzi, principale promotore della riforma, ha annunciato le dimissioni dopo la sconfitta.

Molti si domandano se tali ripercussioni possono esserci anche nei Comuni dove i primi cittadini si sono esposti in modo più o meno diretto per il “Sì” e hanno dovuto subire una pesante sconfitta in termini di preferenze: parliamo ad esempio di Formia, Minturno, Sezze, Castelforte, Maenza e Lenola.

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Dopo tutto, basta incrociare dichiarazioni pro riforma, presenze nei comitati promotori o partecipazioni ad eventi da questi organizzati con i dati emersi dal responso delle urne, per notare come a Formia il 63,4% ha votato esplicitamente per il “No”. Sandro Bartolomeo, che non ha mai nascosto la sua posizione sulla riforma Renzi-Boschi è stato “sfiduciato” elettoralmente dai propri elettori. A Minturno situazione analoga, anzi, addirittura più schiacciante per il sindaco Pd Gerardo Stefanellianch’egli schierato apertamente per la conferma del DDL renziano, che si è visto consegnare una bocciatura secca dall’elettorato con una percentuale del 71,3%. Anche a Castelforte il primo cittadino Giancarlo Cardillo, aderente al comitato locale per il “Sì” si è visto surclassare da un 64,5% di “No”. Stessa cosa a Lenola, dove Andrea Antogiovanni che veste la fascia tricolore e ha partecipato a vari eventi pro riforma, ha subito un 68,3% di “No”. E uguale a Sezze dove Andrea Campoli, schierato per il Sì, ha visto prevalere il No con il 68% o a Maenza, con Claudio Sperduti che, contrariamente alla sua indicazione, ha visto il No arrivare al 68,8%. Il discorso potrebbe proseguire, seppur con delle differenze, anche per tutti quei sindaci che per appartenenza politica erano orientati a favore delle modifiche costituzionali, ma che non si sono direttamente espressi in campagna elettorale. Il dato di fatto da riscontrare, rimane comunque la netta sconfitta registrata ovunque per il fronte del “Sì” e i suoi primi cittadini. Ma da qui a pensare a degli strascichi reali, che il responso delle urne potrebbe avere sulla politica locale sembra difficile. Dopo tutto non si può ritenere che questo voto referendario possa andare addirittura ad intaccare la fiducia sugli amministratori locali. Ma ciò non toglie che ci sono dei dati politici da tenere in considerazione.

Come lo è la situazione diametralmente opposta del fronte del “No”. Nessuna nota ufficiale da amministratori locali, ma è ovvio che in qualche Comune si gongola del risultato portato a casa: uno su tutti Monte San Biagio, dove il “No” ha messo a segno il record di percentuale pari al 73,8%. Soddisfazione anche dai tre fronti del “No” di Fondi, sui quali, però a ben vedere, malgrado il 73,7% dei consensi, forse non c’è tantissimo da festeggiare. Viste le cifre plebiscitarie sembrerebbe assurda tale affermazione, eppure se proviamo a considerare che solo la coalizione di centrodestra, capeggiata dal sindaco Salvatore De Meo, alle amministrative di un anno e mezzo fa aveva ottenuto con le sue sole liste oltre il 74% dei consensi, le cifre non tornano, se sul fronte del “No” erano schierati anche i Cinque Stelle e una frangia della sinistra. Il tutto è ancor più evidente se si considera che l’affluenza in tale occasione era solo poche cifre percentuali più alta di quella del 4 dicembre. Ma anche in questo caso è da ricordare che un voto costituzionale potrebbe aver lievemente ridisegnato le preferenze degli elettori, senza comunque stravolgerle.

La cosa più eclatante, però, è che questo numero potrebbero creare qualche strascico seppur indiretto nella politica provinciale. Il Partito Democratico, infatti, attraverso i suoi vertici, ha di fatto “retto” in pochi e piccoli comuni, subendo delle vere e proprie imbarcate in molti altri, quasi tutti. Questo, alla luce della dinamicità, e democraticità interna di Moscardelli e compagni non lascia escludere qualche ridisegno di assetti interni alla compagine progressista anche a livello locale, ammesso che da Roma non arrivi l’annuncio del nuovo congresso per un’ulteriore conta interna. Infine, ma non da ultimo, in casa centrodestra invece, Fazzone ha fatto il suo, ribadendo la propria forza e leadership in Provincia, ancor più nel sud pontino. Tutto ciò, tra l’altro, va letto in chiave Costituzione non riformata, e dunque con le Provincie in piedi e gli organi della stessa da dover rieleggere (come già era stato chiesto con un esposto al Tar dall’ex presidente della Provincia Cusani).