mercoledì 10 febbraio 2021

Marini, il ricordo di un presidente del Senato perbene


FrancoMarini, in quell'autunno del 2007, era il presidente di quel #Senato che di lì a un paio di mesi avrebbe certificato la fine dell'ultima esperienza di governo di Romano Prodi. 


Perché sono le persone che lasciano qualcosa non le situazioni in sé e Franco Marini presiedeva quell'assise nell'unica volta che andai a #PalazzoMadama. 

La curiosità mia e di due amici e compagni d'avventura nei palazzi istituzionali era tale da non immaginare il clima che si può creare in un'aula legislativa durante l'inizio della discussione di una legge di #Bilancio, specie nella maggioranza più risicata degli ultimi decenni. 

Curiosità tutta personale, di lì a poco all'università avrei scelto un corso ad hoc sul bilancio dello Stato e le elezioni del 2006 e il computo di ripartizione dei seggi in quella legislatura mi avrebbero accompagnato per la stesura della tesi e per quel libro che ne è scaturito "Dal Porcellum alla Terza Repubblica". 

Ma tornando a noi, di quel giorno ricordo in modo nitido 3 cose: 

le scale sbagliate in Senato e il rischio di finire in aula durante la discussione;
il vestito (a Palazzo Madama si entra solo in giacca e cravatta) con abbinate le scarpe da ginnastica, e la voce di Marini che richiamava i "colleghi senatori" a un comportamento degno di quell'aula. 

È uno di quei ricordi che lasci lì in un cassetto e d'un tratto riaffiorano e non sai il perché. 

Non ho istantanee nella memoria delle "pugnalate" nel voto per al Quirinale, né del giorno dell'elezione in Senato, né del suo mandato esplorativo, ma ricordo in modo nitido la voce e il piglio di quell'uomo così attento alle buone maniere ma allo stesso tempo così fermo e così sincero. 

È questo il ricordo che ho di Marini, che a distanza di anni e in un momento politico e sociale così delicato, spero rimanga impresso come uno dei tanti esempi da seguire.