martedì 11 marzo 2014

Tagli, meglio l'Irpef che l'Irap

Premesso che dovremmo attendere ancora un giorno per sapere quale sarà la scelta definitiva dell’esecutivo targato Renzi, ci cimentiamo nelle supposizioni. Però, visto che si stanno per rimettere le mani in tasca agli italiani, ed eccezionalmente parliamo di infilarceli e non di prelevarli, voglio partecipare anche io al fantastico gioco nostrano “tutti allenatori”, “tutti critici”, “tutti premier”, immedesimandomi in un semplice analista politico terra terra, senza puntare al ministero dell’Economia.

Al contrario di quello che sostengono in molti, non vedo come una scelta determinante per un’immediata ripresa dell’economia nessuno dei due presunti tagli (quello dell’Irap per le imprese e quello dell’Irpef sui redditi più bassi). Malgrado in molti, giustamente, da una concezione più liberal sostengono che il taglio per i costi alle imprese potrebbe rimettere in moto il mercato del lavoro fermo a tassi di disoccupazione devastanti soprattutto tra i più giovani, credo che neppure questa sia una mossa degna di nota. Al contrario questo presunto taglio (che molti vedono come il più accreditato), darebbe una semplice anche se doverosa, boccata d’ossigeno a molte imprese che si trovano in grande difficoltà, ma difficilmente andrebbe ad inficiare sul dato dell’occupazione e dunque non otterrebbe il risultato macroeconomico a cui si ambisce. D’altra parte il “minimo” incremento di liquidità (dalle previsioni si dice non più di 100€ mensili sui redditi più bassi) almeno darebbe un aiuto alle famiglie, con la speranza di “aggiustare” anche il dato sui consumi in caduta libera ormai da tempo. Un presunto aumento di questi ultimi, infatti, porterebbe nel medio periodo all’incremento dei posti di lavoro e alla conseguente ripresa economica. Una visione, per certi versi più di sinistra per dare una sterzata all’economia.


Il dato politico, che non è questa l’occasione di analizzare, porterebbe – il condizionale è d’obbligo – al premier considerato “meno di sinistra” dell’area storica dei progressisti ad affrontare uno dei provvedimenti più di sinistra che la seconda repubblica italiana ricorda.