mercoledì 9 novembre 2016

Italiani meno "democratici" degli Usa? Questione di sistemi

Andrebbe spiegato a chi continua a scrivere che tutti gli altri Paesi del mondo sono più democratici dell’Italia, che in realtà le cose sono un pochino più complesse e che malgrado il sistema istituzionale diverso (Parlamentare il nostro, Presidenziale quello USA) e un sistema elettorale opposto (maggioritario con collegi uninominali il loro, proporzionale con dei correttivi e premi di maggioranza il nostro), in realtà le eccezioni ci sono, ma malgrado ciò i sistemi funzionano anche nelle “forzature”.

Nel 2006 in Italia ci fu un dato elettorale eclatante. Lo scarto minimo in termini di voti alla Camera regalava una maggioranza a Prodi che replicava, con dei margini e dei conteggi regione per regione diversi anche al Senato. Il sistema aveva “retto” anche ad un evento incredibile che non si era mai verificato prima nel nostro Paese, che elettoralmente in una Camera si imponesse una coalizione e nell’altra la principale antagonista.
Nel 2000, la storica elezione tra Bush (figlio) e Al Gore si concluse dopo un mese esatto dal voto con ricorsi fino alla Corte Suprema e uno stato, la solita Florida, in ballo per un pugno di voti, con una contea in bilico dove il sistema di riconteggio potrebbe (il dubbio rimarrà per sempre) aver sbagliato la lettura delle schede ingannando l’elettore. Ma il sistema tutto sommato ha retto, Bush ha vinto e ha governato riuscendo anche ad imporsi per il secondo mandato.


Da noi nel 2013 abbiamo votato, come vuole la nostra Costituzione per eleggere il Parlamento. L’evoluzione della normativa elettorale in materia dava la possibilità di apparentarsi individuando indirettamente chi dovrebbe essere a ricoprire l’incarico di Premier. In quel caso non vinse nessuno, e il governo si è dovuto creare come avveniva durante la Prima repubblica italiana, con accordi politici in parlamento, che è il sale della democrazia. Letta non ebbe su di se le antipatie di una parte delle elettorato che taccia Renzi di antidemocraticità causa il non essere passato dal giudizio delle urne, ma il suo esecutivo è legittimo come tutti gli altri. Cosa sarebbe accaduto allora, se malauguratamente, come è sembrato per 5-10 minuti intorno alle 3 ora italiana di questa notte, se Trump avesse preso la Florida e altri stati in bilico, lasciando che Nevada e Pennysilvania andassero alla Clinton, e se come poteva capitare (per quanto un’ipotesi remota) il candidato mormone delle Utah, arrivasse dinanzi a Trump in quello stato, aprendo allo spettro che nessuno dei due principali contendenti arrivasse alla soglia dei 270 delegati? Cosa sarebbe successo? Che probabilmente come accade nelle democrazie, decadono i nomi dei pretendenti e democratici e repubblicani, sarebbero persino potuti scendere a patti, aprendo ad una presidenza repubblicana con vice democratica o vice versa, visto che a quel punto la Camera elegge il Presidente e il Senato il suo vice e nessuno garantisce negli Usa che le due camere abbiano lo stesso colore politico. Un cortocircuito elettorale avvenuto solo nel 1800 e nel 1824. Complicato, improbabile ma non impossibile. Ma è così, i sistemi sono creati per farli funzionare, ma se non funzionano bisogna trovare il modo di farli funzionare ugualmente. Tutto il resto sono chiacchiere da bar o post anonimi sui social network.