giovedì 24 ottobre 2013

Antimafia, la nomina di Fazzone rimbalza sulle testate nazionali

www.26lettere.it

12 ottobre 2013

Polemiche ovunque per la composizione, arrivata tra l’altro dopo addirittura sette mesi di travaglio, della commissione bicamerale antimafia.

 Diversi i deputati e senatori nell’occhio del ciclone creato dall’opinione pubblica. Tra questi spicca anche il senatore fondano del Pdl Claudio Fazzone. Al di là delle parole della stampa locale a mettere la lente d’ingrandimento sul segretario provinciale del partito di Berlusconi sono stati già diverse testate giornalistiche. Il Fatto Quotidiano è stato il primo a riservare addirittura un editoriale, già nella giornata di ieri appena si è diffusa la notizia della designazione, in cui si ripercorre la carriera politica del più celebre “Claudio” fondano mettendo in evidenza il “non scioglimento” del consiglio comunale di Fondi e le indagini sul presunto abuso di ufficio per le lettere di raccomandazione alla Asl di Latina quando era presidente del Consiglio regionale del Lazio. Il pezzo, a firma di Andrea Palladino è titolato Antimafia, Fazzone: l’ex autista di Mancino che non voleva far sciogliere Fondi, mettendo proprio in evidenza come il politico più potente della provincia di Latina al di là delle ombre rimaste a seguito della battaglia politica sulla commissione d’accesso a Fondi “è arrivata per Fazzone una nomina di peso, all’interno della commissione che si occuperà di dossier delicatissimi. Come la trattativa Stato-Mafia, che vede imputato quello stesso Mancino che ha conosciuto all’inizio della sua carriera”.

Anche l’Espresso, però, è intervenuto sulla notizia citando Fazzone nell’articolo “Antimafia, i nomi che non ti aspetti, nel quale Giovanni Tizian e Nello Trocchia hanno messo la lente d’ingrandimento su sette designazioni ritenute “particolari”. Tra queste un punto è stato riservato al politico pontino, di cui si legge nell’articolo: “Si è battuto come un leone contro lo scioglimento per condizionamento mafioso del comune di Fondi, assecondato dall'allora governo Berlusconi che decise di salvare l'ente locale nonostante fossero provate le infiltrazioni criminali. In ogni sede, anche giudiziaria, ha retto l'impianto accusatorio, la mafia a Fondi c'era, Fazzone parlava, invece, di complotto politico e mediatico – per proseguire con la pesante sottolineatura – nella relazione, redatta dal prefetto Bruno Frattasi, spuntava anche il nome del senatore, ora commissario antimafia”.

Quasi non pervenute, invece, le polemiche politiche locali. Nessuna nota ufficiale da parte di partiti e gruppi consiliari. L’unico che ha commentato pubblicamente la nomina è stato ilconsigliere comunale del Pd di Fondi Bruno Fiore, che attraverso il proprio profilo Facebook, ieri commentando le nomine di Fazzone e Moscardelli ha lanciato una sferzata all’esponente del Pdl “A Claudio Fazzone mi verrebbe di chiedere: come farà a combattere le mafie se ha sempre negato l'esistenza delle stesse nella nostra Provincia?”  

A fare compagnia al senatore fondano, oltre al collega del Pd Claudio Moscardelli, anche Angelo Attaguile, Rosy Bindi, Luisa Bossa, Maria Rosaria Carfagna, Fabiana Dadone, Marco Di Lello, Francesco D'Uva, Davide Faraone, Claudio Fava, Laura Garavini, Antonio Leone, Massimiliano Manfredi, Davide Mattiello, Alessandro Naccarato, Riccardo Nuti, Pina Picierno, Carlo Sarro, Giulia Sarti, Marcello Taglialatela, Andrea Vecchio, Paolo Vitelli, Donatella Albano, Giovanni Bilardi, Anna Cinzia Bonfrisco, Donato Bruno, Enrico Buemi, Elisa Bulgarelli, Rosaria Capacchione, Peppe De Cristofaro, Salvatore Tito Di Maggio, Stefano Esposito, Luigi Gaetti, Mario Michele Giarrusso, Carlo Giovanardi, Miguel Gotor, Giuseppe Lumia, Corradino Mineo, Franco Mirabelli, Francesco Molinari, Luigi Perrone, Lucrezia Ricchiuti, Salvatore Torrisi, Stefano Vaccari, Raffaele Volpi, Dorina Bianchi, Vincenza Bruno Bossio, Ernesto Magorno, Rosanna Scopelliti, Francesco Molinari e Giovanni Bilardi.

Martedì, la prima riunione della commissione in cui dovrebbero dividersi le cariche interne. La presidenza dovrebbe toccare alla quota Pd, in testa sembra esserci Rosy Bindi. Per i due senatori della Provincia di Latina non dovrebbero esserci – il condizionale è d’obbligo – incarichi particolari.

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