sabato 20 maggio 2017

Nuovo sistema elettorale, propongo il Garantellum

Finalmente si torna a parlare di legge elettorale, seppur la partigianeria tipica delle forze politiche del nostro Paese continua a lasciare pochi spiragli che una buona norma venga approvata ed entri in vigore in tempi brevi, garantendo una condivisione prima della prossima tornata elettorale.

Sarebbe interessante e forse persino tagliente mettere in evidenza perché ognuno vuole il “proprio” sistema ponendo veti su quelli proposti dagli altri schieramenti, lasciando ovviamente nell’impasse l’intero dibattito, con il rischio che ancora una volta una delle cosiddette “regole del gioco”, venga approvata a colpi di maggioranza. Malgrado la tentazione, penso che bisognerebbe porre l’attenzione su cosa servi al sistema politico italiano, per evitare l’ennesimo e catastrofico mutamento dello scenario partitico. Ovviamente tenendo in considerazione lo stretto percorso tracciato dalle due sentenze della Corte Costituzionale pronunciatasi sia sul Porcellum che sull’Italicum.

Partirei proprio dalla questione giuridica che impone al legislatore di porre attenzione al premio di maggioranza, che non può essere eccessivamente “sproporzionato” e di evitare il ballottaggio proprio per il motivo suddetto. Detto ciò, è opportuno se non addirittura richiesto” il voto di preferenza, evitando le candidature plurime, o almeno regolamentandole evitando che siano gli eletti a decidere quale seggio mantenere e quale cedere.


Alla luce di questo il margine d’azione si restringe, ma nei giorni scorsi abbiamo letto, sentito, ascoltato e perfino studiato sistemi elettorali misti con percentuali e soglie talmente assurde sulle quali eviterei di addentrarci. La verità è che bisogna capire che il sistema elettorale non può garantire al 100% la “governabilità, che in realtà si dovrebbe tradurre con la formazione di una maggioranza parlamentare. Non può farlo perché non è prerogativa dell’elettore individuare a chi conferire il mandato esecutivo, bensì spetta al Capo dello Stato, ovviamente tenendo presente la volontà elettorale. Pertanto il sistema, mai come in questo momento storico, necessita di un compromesso politico-istituzionale, mirando alla rappresentanza e inducendo alla formazione di una maggioranza, che comunque non è scontato emerga dalle urne ma che per l’appunto come accade nei sistemi parlamentari può nascere post elezioni.

Per elaborare qualcosa di simile a quello sostenuto poc’anzi, ahimè, bisogna pensare ad un sistema elettorale proporzionale, dove non si può prescindere dal voto di preferenza (con l’equità di genere o persino plurima in stile Europee o nel format della Prima Repubblica Italiana). L’unica vera alternativa, evitando il maggioritario in collegi uninominali, tanto caro alla cultura anglosassone ma molto inviso a partiti e opinione pubblica italiana, sarebbe ragionare su qualche sistema misto tipo il Mattarellum. Al di là di tutto ciò va ricordato come non si può prescindere da un premio di maggioranza. Un premio relativo (e non assoluto, per non incorrere nell’incostituzionalità) alla lista e non alla coalizione. Così facendo si indurrebbe il partito che arriva primo a trovarsi nella condizione di avere l’onere di formare il nuovo governo o almeno ad avere l’incarico di trovare la maggioranza qualora (come molto probabile) non abbia i numeri da solo. È un’ipotesi che può persino permettere di mantenere uno sbarramento basso o persino inesistente. E non sarebbe così diverso neppure dal concetto del premio di maggioranza dell’Italicum (maggioranza assoluta dei seggi a chi ottiene il 40% delle preferenze). Diamo invece un 10% di premio a chi arriva primo e sarà compito delle strategie dei partiti comportarsi da aggregazioni maggioritarie, senza snaturare la propria connotazione sullo scacchiere, senza andare alla ricerca di alleanze astruse in campagna elettorale e garantendo la pluralità per chi non vuole apparentarsi.


Un meccanismo che garantisca il più possibile l’elettore, ma anche il sistema, i partiti (che rimangono i principali attori politici) e persino la Costituzione. Un’idea, niente di più, o forse un punto di partenza per cercare una maggioranza, senza la quale non verrà approvata nessuna nuova legge elettorale.