domenica 20 ottobre 2019

Il seggio che non c’è, De Meo “respinto” al Tar attende una Brexit complicata



da www.h24notizie.com

20 ottobre 2019

di Simone Nardone

Il seggio che non c’è, De Meo “respinto” al Tar attende una Brexit complicata
La notizia che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del sindaco di Fondi è cosa di poche ore fa, come lo era quella del raggiungimento dell’accordo tra governo britannico e Bruxelles, sul quale è arrivata l’ennesima inversione di marcia. Due sono in realtà gli stop che si becca Salvatore De Meo, che non sa quando troverà libero il seggio che gli spetta in UE.

Ma andiamo per gradi. Tutta la questione – che riguarda il seggio del sindaco di Fondi – deriva dall’applicazione della decisione UE che modificava, a seguito del famoso referendum Brexit, i numeri di europarlamentari per stati membri, salvo poi prevederne il “parcheggio” per alcuni, qualora alle Europee del 2019 l’uscita della Gran Bretagna non fosse ancora efficace.

Il 26 maggio scorso, infatti, i cittadini italiani sono stati chiamati ad eleggere 76 europarlamentari e non 73 come nelle precedenti tornate. La decisione 2018/937 del Consiglio europeo, infatti, aveva deciso il cambio di rappresentanza a fronte dell’uscita della Gran Bretagna, salvo prevedere che il numero degli europarlamentari eletti per ciascuno Stato Membro sarebbero rimasti quelli stabiliti per la precedente legislatura qualora i britannici stessero ancora nelle Istituzioni all’inizio del mandato (e quindi 73 per l’Italia). Una questione apparentemente di poco conto, se non fosse che dall’Ufficio elettorale del Viminale e dalla Suprema Corte di Cassazione, si sia interpretata la norma così come recepita: ovvero 76 eletti, ma solo con 73 seggi a disposizione. Tradotto, un po’ come nel gioco della sedia, in tre sono rimasti “in piedi”, o per meglio dire fuori dal Parlamento europeo.
Il Viminale, infatti, aveva evidenziato come Forza Italia e Salvatore De Meo avessero ottenuto il seggio, senza precisare se fosse tra i 73 con veduta su Bruxelles e Strasburgo, o se fossero tra i tre meno fortunati che dovevano attendere l’addio degli inglesi.
Tempo una settimana e arrivava la doccia gelata per il primo cittadino di Fondi che si vedeva “soffiare” il seggio dal leghista Adinolfi, per essere rilegato in quel limbo dell’attesa di un accordo che sembra sempre sul punto di essere ratificato, salvo poi cadere nel dimenticatoio dei rinvii.
La scelta di De Meo di ricorrere al Tar, è stato atto dovuto a fronte della confusione post elettorale del calcolo già di per sé complesso, questa volta arricchito della questione dei 3 seggi “fantasma”. La decisione era sembrata più una possibilità poco percorribile, anche perché la Brexit continua a rimanere un qualcosa che dovrebbe arrivare a breve, seppur il fattore temporale continua inesorabilmente a dilatarsi.
A luglio, la scelta dei conservatori inglesi di eleggere Boris Johnson a leader del partito (e primo ministro), aveva dato per certo l’accordo – e l’efficacia della Brexit – “entro il 31 ottobre”. Peccato che tra addii in maggioranza, litigi nell’esecutivo, chiusure del Parlamento anglosassone e voti trasversali, non c’è accordo che tenga. Ultimo in ordine temporale, è quello che era stato annunciato proprio da Johnson e dal presidente uscente della Commissione europea Junker. Un punto di incontro per evitare l’addio senza accordo entro il 31 ottobre. Ma, ad accordo siglato, sono bastati pochissimi giorni al Parlamento inglese per far passare l’emendamento che di fatto rinvia il voto definitivo sulla Brexit a dopo l’approvazione dei decreti che ne sanciscono l’attuazione.
Insomma, l’uscita non sarà effettiva il 31 ottobre e mentre Johnson ha inviato la lettera a Bruxelles per chiedere l’ulteriore rinvio, c’è chi come De Meo attende per trovare il posto che la legge prevede che gli spetta appena gli eurodeputati britannici saluteranno l’Europa. Nel mentre c’è chi ipotizza che il percorso di “addio” potrebbe prolungarsi per tecnicismi e burocrazia ancora a lungo.