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domenica 21 febbraio 2021

La battaglia politica per i sottosegretari, c’è spazio per un pontino

 h24notizie.com


Deputato Claudio Durigon, Lega

Ipotesi? Probabilmente c’è qualcosa di più. Il nome di Claudio Durigon della Lega per un possibile ritorno al Ministero del Lavoro sembra cosa sempre più certa. 

Ma la partita sui sottosegretari politici si sta prolungando più di quanto Palazzo Chigi avrebbe voluto e le continue richieste dei partiti potrebbero far saltare qualche nome pur di chiudere entro l’inizio della prossima settimana. Ambienti vicini alla Lega e molti media, però, danno l’esponente pontino del carroccio tra i nomi certi, come sembra certa anche la sua collocazione nel ministero oggi presieduto dal Dem Andrea Orlando.

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domenica 7 febbraio 2021

Cosa significa "governo politico"? O è inclusivo o esclusivo


Tempo fa scrissi un post sui
problemi di comunicazione che ha la classe dirigente italiana, ma forse devo correggermi, gli errori di comunicazione sono tutti interni al mondo della politica che nella stragrande maggioranza dei casi li porta nel mondo delle istituzioni.

lunedì 25 gennaio 2021

Punto di svolta nella crisi di governo


Bisogna presumere che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non sia riuscito ad allargare la maggioranza.

Domani salirà al Quirinale e secondo quanto riportato dai media nazionali e i lanci di agenzia dovrebbe rassegnare le dimissioni. Per ora non si sa se si va verso un re-incarico o l'apertura della crisi formale che potrebbe nascondere molte insidie per l'attuale maggioranza.

Gli scenari adesso sembrano 3 e li metto in ordine di probabilità:

giovedì 14 gennaio 2021

La democrazia non si ferma...dicono


C'è una frase su tutte della giornata di ieri che mi ha lascia perplesso: "La democrazia non si ferma in nome del virus". A pronunciarla è stato Matteo Renzi facendo dimettere le "sue" ministre e innescando la crisi di governo.

Mi lascia interdetto perché nonostante dica del vero, porta con sé tanto altro. Provate a dire che la democrazia non si è fermata ai molti lavoratori che si sono dovuti fermare a causa del virus, agli studenti ed insegnanti che stanno compiendo sacrifici immani, ai medici, agli infermieri e al personale sanitario a cui abbiamo detto (in alcune occasioni) che non si potevano curare tutti coloro che stavano male o a chi ha perso qualcuno in questo anno a causa del Sars-Cov-2. Provatelo a dire a loro.

Nonostante ciò, se ancora oggi accettiamo restrizioni e provvedimenti che oggettivamente non possono che andarci stretti, è in nome di quella democrazia, che non si è mai fermata, anche senza una crisi di governo. Perché la libertà nelle democrazie liberali come la nostra ha un prezzo e questo prezzo si chiama equilibrio.

giovedì 8 agosto 2019

Salvini lancia da Sabaudia la sfida al Governo, adesso c’è aria di crisi

da www.h24notizie.com

8 agosto 2019

di Simone Nardone

Che sul Tav c’erano tutti i presupposti per la crisi nell’esecutivo si sapeva. Dopotutto lo stesso Salvini, dopo la divisione in Senato di ieri mattina aveva tuonato su come si fosse creato un “caso politico”, ma tutti credevano che alla fine l’incontro romano con il premier Conte rimettesse le cose a posto. In realtà non sembra sia stato così. Non per ora almeno, con il ministro dell’Interno che a Sabaudia ha usato parole forti, che a molti già fanno pensare ad una crisi di governo. 
Crisi che in realtà – per ora – ancora non c’è, ma le parole che il leader leghista ha pronunciato ieri in terra pontina, chiudono anche ad un’altra ipotesi, quella di rafforzare la compagine del Carroccio nell’esecutivo: “Non mi interessano rimpastini e rimpastoni”. Della serie: perché accontentarsi quando si potrebbe tentare di prendere il governo? Proprio dopo il voto sul Tav, infatti, Salvini secondo indiscrezioni avrebbe girato un messaggio ai suoi spiegando che era meglio non andare in ferie. Cioè, meglio rimanere a Roma in caso di crisi.
Ma la crisi ancora non c’è anche perché come spiegato nel comizio di Sabaudia l’obiettivo rimane quello di premere sull’acceleratore su le istanze leghiste. Cosa, però, che diversi pentastellati non vogliono più. E quindi ecco che si apre una – l’ennesima – settimana complicata per la tenuta del governo. Si apre proprio dal voto sul Tav e dal comizio di Sabaudia dove Salvini ha parlato anche, ironizzando, delle polemiche al mare tra cubiste, dorso nudo e passione per la musica disco.
Un Salvini che continua il suo tour estivo da domani, ma con occhi e orecchie puntati su Roma dove nei prossimi giorni non è escluso si possa aprire in modo più o meno formale una crisi di maggioranza. Fonti vicine alla Lega parlerebbero già di una “finestra” per andare al voto a ottobre. Certo è che è difficile pensare di rinnovare le Camere proprio a ridosso dell’approvazione della legge di bilancio con una legge elettorale che non è detto esprima una maggioranza chiara.
Nel limbo della politica italiana, che nel corso dei decenni è passata dai governi balneari alle battaglie politiche del caldo d’agosto, Sabaudia – e il comizio del vice premier di ieri – rischia di diventare lo snodo verso una crisi di governo che in molti auspicano, in cui pochi credono e chissà, forse che nessuno vuole fino in fondo

giovedì 27 settembre 2018

Basta a generalizzare, noi giornalisti sempre sotto attacco


[...]

sono uno dei tanti, uno di quelli che dopo anni di sacrificio e una retribuzione ridicola, può dire in giro di essere un giornalista anche perché ha in tasca un tesserino e ha versato con sudore, in una professione lusinghiera che ha la fortuna di partire dal basso, il meglio della propria formazione sul campo.


Penso di essere uno di quelli che può permettersi di dirlo perché con fatica, grazie a una famiglia che continua a sostenermi e qualche folle editore locale che prova a tenere in piedi la baracca, come tanti altri, prova ad arrangiare qualcosa che somiglia solo molto vagamente a uno stipendio. Perché dopo quasi dieci anni di gavetta non ha quasi nessuna speranza di diventare professionista, perché nonostante tutto, ogni volta che tratta una notizia antepone la professionalità e l’etica dinanzi a qualsiasi interesse, persino dinanzi ai propri. 


Sono uno di quei migliaia di pazzi che lavora in uno dei settori più stressanti al mondo – lo dicono le ricerche, non certo il sottoscritto – uno di quelli che si sente chiamare “giornalaio” al posto che giornalista, che si becca minacce, insulti, che viene denigrato e giudicato anche quando pensa e non solo quando scrive. Ma probabilmente a molti non interessa, o semplicemente alcuni non hanno la benché minima idea di cosa stanno parlando, quando generalizzano o attaccano l’intero mondo della stampa. La nostra categoria e il nostro Ordine professionale non ci impongono un giuramento come accade magari con quello di Ippocrate, o per l’adesione ad altri ordini, ma noi, per formazione – e vi garantisco che ne facciamo, anche perché dovreste sapere che è previsto per legge – siamo chiamati e tenuti a rendere noti i fatti. Certo, ammetto che non sempre è facile dirimere il giusto dall’errato, ciò che è accaduto da quello che potrebbe essere successo, ma penso e spero che su una cosa non possiamo che trovarci d’accordo: non sbaglia solo chi non ci prova.

giovedì 28 giugno 2018

Zingaretti, raduna i sindaci del Lazio e lancia l’opa al Pd e al governo

Il presidente della Regione fa capire di voler ripartire dal proprio partito "allargato" al mondo civico

da www.h24notizie.com

27 giugno 2018

di Simone Nardone

Qualcuno lo aveva annunciato nei giorni scorsi che avrebbe incontrato Zingaretti, ma all’apparenza, sembrava più un incontro istituzionale, seppur il presidente del Lazio aveva chiamato a raccolta i sindaci sostenitori della propria candidatura alla guida della Regione e non tutti i primi cittadini del Lazio.
Ma nel giro di poche ore, anche per i non addetti ai lavori si è delineato il quadro generale: Zingaretti ha messo insieme i sindaci di centrosinistra e del mondo civico, per parlare di questo patto, quello che lo stesso presidente della Regione Lazio ha definito “alleanza del fare”. Un cambio di passo, non solo per consolidare una situazione politica regionale con una non maggioranza alla Pisana, ma soprattutto la manifestazione che Zingaretti è realmente pronto a correre alla guida del Partito Democratico e a farsi carico di ricompattare il centrosinistra.

venerdì 9 dicembre 2016

Crisi (di governo) senza fine. Pronti al voto senza certezze?

Come si esce da una crisi di governo? Con i numeri parlamentari che garantiscano la formazione di un nuovo esecutivo o con il ritorno alle urne. In questo caso specifico, a seguito della dimissioni di Matteo Renzi c’è un secondo fattore: che ci sono due leggi elettorali diverse per eleggere due rami del Parlamento fondamentalmente identici e che differiscono tra loro solo per elettorato attivo e passivo. 

Allora come si esce da questa crisi di governo? Sempre allo stesso modo: o con una maggioranza parlamentare che possa sostenere un nuovo esecutivo o con il ritorno alle urne che non è detto corrisponda alla definizione di una maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Tradotto servirebbe una modifica alla normativa elettorale attraverso un esecutivo di scopo, che punti ad uniformare le due normative vigenti (Italicum per la Camera, Consultellum per il Senato), ma su tutto ciò pende una sentenza della Consulta che non arriverà prima del 24 gennaio.

La domanda da porre allora diventerebbe: ci sono i numeri in Parlamento per sostenere un nuovo governo? Tecnicamente dovremmo pensare (perché sappiamo che in politica tutto può essere messo in discussione), che un reincarico al premier uscente, per il così detto Renzi bis, garantirebbe la formazione di un esecutivo con una maggioranza analoga se non identica, a quella che abbiamo conosciuto finora. Il problema è che difficilmente Renzi accetti di guidare un esecutivo di scopo. Allo stesso tempo, il premier dimissionario si sente troppo debole per formare un governo che arrivi a fine legislatura. Tradotto è difficile possa accettare un nuovo incarico in questa fase.

martedì 12 maggio 2015

Tutti gli effetti dell'Italicum sul governo

di Simone Nardone

L’Italicum è legge. La discutissima legge Calderoli, và definitivamente in pensione – anche nella “forma morbida” dopo il pronunciamento della Consulta – finisce l’epoca del Porcellum, ma non quella delle polemiche politiche sulla legge che determina il sistema di elezione dei nostri rappresentanti in Parlamento.

I TECNICISMI. la vera novità sbandierata da Renzi, che insieme al ministro Boschi ha messo il cappello sulla riforma, è quella del premio di maggioranza che scatta solo a chi arriva primo (partito) alle urne con almeno il 40% delle preferenze o che vince al turno di ballottaggio. Una riforma che và verso il così detto premierato forte o presidenzialismo all’italiana, che non è detto risolva al cento per cento il problema della governabilità, ma che tenta, attraverso il nuovo sistema di ingessare partiti e politici. Problemi non di poco conto gli sbarramenti, contestati – giustamente – da molti politologi, in quanto troppo bassi (3%). Infine, ma non da ultimo, la questione dei capolista bloccati (così detto “diritto di tribuna”) e il ritorno alle preferenze. Posizioni diverse e polemiche incrociate su chi voleva le liste bloccate in stile Porcellum e chi ritiene la questione dei capolista “vincolante” per il potere dell’elettore.

Per leggere l'articolo integrale su Formiche.net cliccare sul link di seguito: http://www.formiche.net/2015/05/12/gli-effetti-dellitalicum-sul-governo/

martedì 11 marzo 2014

Tagli, meglio l'Irpef che l'Irap

Premesso che dovremmo attendere ancora un giorno per sapere quale sarà la scelta definitiva dell’esecutivo targato Renzi, ci cimentiamo nelle supposizioni. Però, visto che si stanno per rimettere le mani in tasca agli italiani, ed eccezionalmente parliamo di infilarceli e non di prelevarli, voglio partecipare anche io al fantastico gioco nostrano “tutti allenatori”, “tutti critici”, “tutti premier”, immedesimandomi in un semplice analista politico terra terra, senza puntare al ministero dell’Economia.

mercoledì 26 febbraio 2014

La forma è contenuto

Non si tratta di giudicare se sia l’uomo giusto o il “messia” della politica nostrana. Si tratta di constatare che Matteo Renzi è il più giovane Presidente del Consiglio che l’Italia ha mai avuto, a capo del più piccolo Governo che si è mai visto (si parla di numero di ministri, 16) e con il più alto numero di donne. Osservatori politici e cittadini hanno il dovere di constatare e giudicare sui fatti. Pertanto, da un punto di vista politico è praticamente impossibile giudicare in questo frangente, dove sappiamo a mala mena la linea guida dell’esecutivo e la sua composizione.

Qualcuno potrebbe obiettare, come in realtà è stato fatto da più parti, che in politica a certi livelli “la forma è il contenuto, ed è proprio sulla base di questa affermazione che si può constatare che un “segnale”, seppure ancora minimo, è stato dato.

martedì 9 aprile 2013

ADESSO BASTA!



Ci siamo spacciati per un ventennio come i precursori dell’economia dell’Euro e i garanti delle istituzioni e della Costituzione. La mia speranza, ora, è che nessuno rompa il giocattolo perché ha chissà quale strano Grillo per la testa!


Istituzionalmente parlando. L’articolo 94 della Costituzione recita testualmente che “Il governo deve avere la fiducia delle due Camere”, e pertanto in qualità di cittadino rispettoso della Carta Costituzionale ed elettore vorrei che non si parlasse più di quella blasfema teoria di “governo di minoranza”. In Italia, un governo esiste se ha la maggioranza, altrimenti continua l’iter istituzionale: consultazioni, incarico esplorativo, voto di fiducia. In extrema ratio voto anticipato.

Politicamente parlando. Non s’è mai vista un’accozzaglia politica degna della canzone “Alla fiera dell’est”, come è oggi in Italia. Il Pdl che insegue il Pd, che però insegue il M5S che però non vuole governare se non da solo, “…che per due soldi mio padre comprò”.

Basta con questa farsa! Se si vuole essere responsabili si segua la linea istituzionale:
- riprendiamo le consultazioni, Bersani faccia un passo indietro e venga affidato l’incarico a qualcun altro.
- se invece si vuole formare un governo politico andiamo alle Camere e giochiamo al Super Enalotto con i numeri dei parlamentari.

Se invece vogliamo mettere da parte il termine “responsabilità”, andiamo al voto. Ma vi prego, se vogliamo riconquistare il cuore degli italiani, facciamo qualsiasi cosa per formare il governo, perché se in questo momento qualcuno lo sta facendo, fidatevi, si vede poco e male.