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lunedì 25 gennaio 2021

Punto di svolta nella crisi di governo


Bisogna presumere che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non sia riuscito ad allargare la maggioranza.

Domani salirà al Quirinale e secondo quanto riportato dai media nazionali e i lanci di agenzia dovrebbe rassegnare le dimissioni. Per ora non si sa se si va verso un re-incarico o l'apertura della crisi formale che potrebbe nascondere molte insidie per l'attuale maggioranza.

Gli scenari adesso sembrano 3 e li metto in ordine di probabilità:

venerdì 9 dicembre 2016

Crisi (di governo) senza fine. Pronti al voto senza certezze?

Come si esce da una crisi di governo? Con i numeri parlamentari che garantiscano la formazione di un nuovo esecutivo o con il ritorno alle urne. In questo caso specifico, a seguito della dimissioni di Matteo Renzi c’è un secondo fattore: che ci sono due leggi elettorali diverse per eleggere due rami del Parlamento fondamentalmente identici e che differiscono tra loro solo per elettorato attivo e passivo. 

Allora come si esce da questa crisi di governo? Sempre allo stesso modo: o con una maggioranza parlamentare che possa sostenere un nuovo esecutivo o con il ritorno alle urne che non è detto corrisponda alla definizione di una maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Tradotto servirebbe una modifica alla normativa elettorale attraverso un esecutivo di scopo, che punti ad uniformare le due normative vigenti (Italicum per la Camera, Consultellum per il Senato), ma su tutto ciò pende una sentenza della Consulta che non arriverà prima del 24 gennaio.

La domanda da porre allora diventerebbe: ci sono i numeri in Parlamento per sostenere un nuovo governo? Tecnicamente dovremmo pensare (perché sappiamo che in politica tutto può essere messo in discussione), che un reincarico al premier uscente, per il così detto Renzi bis, garantirebbe la formazione di un esecutivo con una maggioranza analoga se non identica, a quella che abbiamo conosciuto finora. Il problema è che difficilmente Renzi accetti di guidare un esecutivo di scopo. Allo stesso tempo, il premier dimissionario si sente troppo debole per formare un governo che arrivi a fine legislatura. Tradotto è difficile possa accettare un nuovo incarico in questa fase.

venerdì 30 gennaio 2015

Fiction Quirinale

Seguire uno spoglio di schede è sempre intrigante. Sembra che tutto vada per un verso, ma di fatto non ti rendi mai conto di ciò che accade realmente fin quando le schede nell’urna tendono a terminare e l'esito diventa pronosticabile. 

Lo sanno bene Bersani e Prodi, e molti si domandano se domani Renzi e Mattarella (curiosità istituzionale, forse è la prima volta che candidato al Quirinale e Premier non votano per il Colle) si daranno una risposta.

Tante sono le polemiche di questi giorni. Dall’accusa della frangia Pd a Renzi per la prassi a cui si è arrivati a partorire il nominativo fino al plauso e l’applauso di tutto il centrosinistra al nome di Mattarella. Dalle garanzie di mediazione di Forza Italia al senso di tradimento che si dice esprima Berlusconi; dall’alleanza con Alfano al rischio di ricompattare il centrodestra.

martedì 16 aprile 2013

Assalto al Quirinale


Pubblicato su 26lettere.it il 15 aprile 2013

Sono passati quasi due mesi dalle scorse elezioni e come in uno dei quei film gialli dove dalle prime scene già capisci chi è l’assassino, la trama della politica italiana si è snodata perfettamente così come alla vigilia del voto era stata pronosticata da numerosi esperti.

Dopo cinquanta giorni di sostanziale “vacatio” dell’esecutivo, in quanto il governo Monti si può limitare solo all’ordinaria amministrazione, domani a Montecitorio inizia l’assalto al Quirinale.

Il tutto nella follia più totale, dove, c’è chi decide di fare una consultazione on-line per individuare il miglior esponente alla guida del Paese, e chi invece ragiona ancora con vecchie logiche di accordi partitici, nel tentativo di barattare il Quirinale con il governo.

Ma siccome non c’è limite al peggio, succede anche che quei pochi nomi che si fanno, giusti o sbagliati, buoni o cattivi che siano, sono più quelli che si “smarcano”, che coloro che si dicono lusingati della proposta e pronti a issarsi a garanti dello stato. Anzi, ci sono questi ultimi?

Prodi si smarca, dicendo che non è candidato, i grillini individuano dieci nomi, ma la metà si auto escludono, Marini e Violante non parlano ma gongolano e gli istituzionali del centrodestra nonché centristi Gianni Letta, Pisanu e Monti fanno finta di niente.

L’assalto alla diligenza è dunque cominciato e poco conta che il Capo dello stato dovrebbe essere il garante di tutti i cittadini e non solo delle forze politiche. Certo, non sono decadute le candidature diRodotà e della Cancellieri, ma è altrettanto difficile che a salire al Quirinale non sia qualcuno che già si trova in Parlamento o che comunque ha vissuto intensamente i corridoi di rami do governo, Camera o Senato.