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mercoledì 28 gennaio 2026

Giornalisti pubblicisti, figli di un dio minore: almeno in terra pontina

 Articolo pubblicato su TabloidWeb.it

11 gennaio 2026

Quel concetto di “pari dignità” che dovrebbe tenere a braccetto i due rami dell’ordine dei giornalisti – professionisti e pubblicisti – si scontra con la Provincia di Latina che, con apposito bando cerca una figura da assumere, a tempo parziale ma indeterminato, per il ruolo di “Funzionari ed Elevate Qualificazioni” che di fatto, dovrebbe andare a coprire il ruolo vacante di membro dell’Ufficio Stampa.

Inutile dire che non è il titolo a fare la differenza, specie nella gestione di alcune peculiarità quali gli uffici stampa, dove a tutti gli esperti del settore, prima o dopo, è capitato di collaborare e farne parte. Ovviamente non è neppure possibile, né tanto meno ipotizzabile, che alcuni posti siano individuati precedentemente di essere messi a bando, e quindi, la domanda sul come mai si decide di tagliare fuori i colleghi iscritti all’albo dei pubblicisti è una domanda legittima.

giovedì 27 settembre 2018

Basta a generalizzare, noi giornalisti sempre sotto attacco


[...]

sono uno dei tanti, uno di quelli che dopo anni di sacrificio e una retribuzione ridicola, può dire in giro di essere un giornalista anche perché ha in tasca un tesserino e ha versato con sudore, in una professione lusinghiera che ha la fortuna di partire dal basso, il meglio della propria formazione sul campo.


Penso di essere uno di quelli che può permettersi di dirlo perché con fatica, grazie a una famiglia che continua a sostenermi e qualche folle editore locale che prova a tenere in piedi la baracca, come tanti altri, prova ad arrangiare qualcosa che somiglia solo molto vagamente a uno stipendio. Perché dopo quasi dieci anni di gavetta non ha quasi nessuna speranza di diventare professionista, perché nonostante tutto, ogni volta che tratta una notizia antepone la professionalità e l’etica dinanzi a qualsiasi interesse, persino dinanzi ai propri. 


Sono uno di quei migliaia di pazzi che lavora in uno dei settori più stressanti al mondo – lo dicono le ricerche, non certo il sottoscritto – uno di quelli che si sente chiamare “giornalaio” al posto che giornalista, che si becca minacce, insulti, che viene denigrato e giudicato anche quando pensa e non solo quando scrive. Ma probabilmente a molti non interessa, o semplicemente alcuni non hanno la benché minima idea di cosa stanno parlando, quando generalizzano o attaccano l’intero mondo della stampa. La nostra categoria e il nostro Ordine professionale non ci impongono un giuramento come accade magari con quello di Ippocrate, o per l’adesione ad altri ordini, ma noi, per formazione – e vi garantisco che ne facciamo, anche perché dovreste sapere che è previsto per legge – siamo chiamati e tenuti a rendere noti i fatti. Certo, ammetto che non sempre è facile dirimere il giusto dall’errato, ciò che è accaduto da quello che potrebbe essere successo, ma penso e spero che su una cosa non possiamo che trovarci d’accordo: non sbaglia solo chi non ci prova.