Era dato per assodato quasi da tutti e le frizioni nella maggioranza uscente e più in generale nel centrodestra, hanno allargato i solchi e le differenze ma non gli elettorati.
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giovedì 24 settembre 2020
Elezioni a Terracina, l’analisi del voto in vista del secondo turno
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venerdì 9 dicembre 2016
Crisi (di governo) senza fine. Pronti al voto senza certezze?
Come si esce da una crisi di governo? Con i numeri parlamentari che garantiscano la formazione di un nuovo esecutivo o con il ritorno alle urne. In questo caso specifico, a seguito della dimissioni di Matteo Renzi c’è un secondo fattore: che ci sono due leggi elettorali diverse per eleggere due rami del Parlamento fondamentalmente identici e che differiscono tra loro solo per elettorato attivo e passivo.
Allora come si esce da questa crisi di governo? Sempre allo stesso modo: o con una maggioranza parlamentare che possa sostenere un nuovo esecutivo o con il ritorno alle urne che non è detto corrisponda alla definizione di una maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Tradotto servirebbe una modifica alla normativa elettorale attraverso un esecutivo di scopo, che punti ad uniformare le due normative vigenti (Italicum per la Camera, Consultellum per il Senato), ma su tutto ciò pende una sentenza della Consulta che non arriverà prima del 24 gennaio.
La domanda da porre allora diventerebbe: ci sono i numeri in Parlamento per sostenere un nuovo governo? Tecnicamente dovremmo pensare (perché sappiamo che in politica tutto può essere messo in discussione), che un reincarico al premier uscente, per il così detto Renzi bis, garantirebbe la formazione di un esecutivo con una maggioranza analoga se non identica, a quella che abbiamo conosciuto finora. Il problema è che difficilmente Renzi accetti di guidare un esecutivo di scopo. Allo stesso tempo, il premier dimissionario si sente troppo debole per formare un governo che arrivi a fine legislatura. Tradotto è difficile possa accettare un nuovo incarico in questa fase.
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mercoledì 6 novembre 2013
L. Elettorale, cambiarla? No, modificarla
www.26lettere.it
4 novembre 2013
In un periodo in cui il tema della riforma elettorale è tornato di moda se ne sentono di tutti i colori. In questo contesto la polemica è tra chi vuole un sistema più maggioritario, e chi invece preservando la premessa della governabilità tra gli obiettivi, lavora ad individuare un sistema proporzionale capace di consolidare un sistema politico già in precarie condizioni.
In pochi, però, pensano ad una modifica della legge 270 del 2005, che per ovvi motivi di semplicità chiameremo proposta di legge 270 bis. Questo innanzi tutto, perché anche migliorando sostanzialmente la legge elettorale vigente, difficilmente si riuscirebbe a togliere di dosso all’attuale sistema elettorale il vestito del Porcellum. Eppure l’idea con cui si dovrebbe ragionare è proprio quella di non demonizzare il sistema elettorale vigente, ma lavorare per poterlo migliorare e garantire un'applicazione più dignitosa di quelle del 2006 e del 2013.
Pertanto sulla base della proposta di legge 270 del 2005, si è provveduto a lavorare per improntare un ipotetico sistema capace di migliorarsi. Anche perché è da dare atto al Porcellum che comunque nel corso delle sue tre esperienze elettorali ha prodotto dei risultati. Risultati che in molti non considerano proprio sulla base di altri effetti ipotetici o certi che la stessa legge 270 ha creato parallelamente a quanto appena affermato. Malgrado ciò bisogna sostanzialmente ammettere che quando dalle urne escono dei risultati elettorali definibili come “casi limite”, come quelli emersi nel 2006 e nel 2013, è difficile pensare di costruire un sistema elettorale in grado di definire “per forza” una maggioranza all’indomani del voto.
Pertanto una modifica di un sistema proporzionale – andando comunque a ritoccare quei correttivi come premi di maggioranze e sbarramenti - forse avrebbe cambiato, senza stravolgere i risultati, gli equilibri e le maggioranze. Il condizionale è d’obbligo, ma una lente d’ingrandimento su tutto questo ce l’abbiamo grazie alla simulazione sulle elezioni 2006, 2008 e 2013 con la legge 270 bis.
Il risultato, come si può osservare dall’analisi completa, è semplicemente speculare alle esperienze elettorali degli ultimi sette anni, ma il dubbio su come si sarebbero comportati partiti, coalizioni e elettori è lasciato all’ipotesi fantasiosa di esperti e lettori o della supposizione azzardata della ricerca stessa.
*riproduzione riservata*
mercoledì 30 ottobre 2013
"Legge 270 bis" - Proposta di modifica della normativa elettorale
Si è tornato a parlare in modo dirompente di riforma elettorale.
Senza entrare nei dettagli di posizioni politiche e partitiche tra chi vuole un sistema più maggioritario, preservando la premessa della governabilità tra gli obiettivi, e chi invece, lavora ad individuare un sistema proporzionale capace di consolidare un sistema politico già in precarie condizioni, non potevo non prendere posizione.
L'idea di massima è di non demonizzare il sistema elettorale vigente, ma lavorare per poterlo migliorare e garantire un'applicazione più dignitosa di quelle del 2006 e del 2013.
Pertanto sulla base della legge 270 del 2005, si è provveduto a lavorare per improntare un sistema capace di migliorarsi.
Un sistema, però non è pienamente valutabile fin quando non è applicabile. Siccome non abbiamo la possibilità di applicarlo ad elezioni da svolgere, ci siamo limitati a simulare i risultati che avrebbe prodotto nelle elezioni 2006, 2008 e 2013.
Per farsi un'idea completa su ciò di cui stiamo parlando si invitano i lettori a leggere i due documenti citati.
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lunedì 28 ottobre 2013
Il Punto - 28/10/2013
Sono
seccato dal dibattito mediatico e politico sulla riforma elettorale. C’è chi
vuole preservare il Porcellum, chi dice “mai più con il proporzionale”, chi è
apertamente per il maggioritario, chi preme per una riforma tanto per
modificare quella attuale, salvo poi stigmatizzare che non è importante sia
fatta bene; della serie “peggio di questa è difficile”. E ci può anche stare.
Ma si può mai tornare al maggioritario? Si può mai fare l’ennesima inversione a
U, rivoluzionare nuovamente il panorama politico e il sistema partitico? Roba
da addetti ai lavori? Probabilmente sì, ma siccome si tratta di “una regola del
gioco” e le regole di solito interessano tutti, sarebbe il caso ce ne
interessassimo un po’ tutti
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