| da www.26lettere.it Scritto da Simone Nardone |
| Domenica 23 Marzo 2014 13:35 |
Ieri (22 maggio) è stata la giornata di Libera, l’associazione contro le mafie che fa capo a don Luigi Ciotti (in foto). Nel capoluogo pontino ci sono stati cortei, seminari e tanti esponenti politici e delle istituzioni locali e nazionali. Un fiume di circa centomila persone che si sono riunite per lanciare un grido comune contro la criminalità organizzata e per non dimenticare tutti quelli che a causa di questa hanno perso la vita.
Una manifestazione itinerante, che ogni anno cambia location, perché oggi giorno direttamente o indirettamente l’intero territorio nazionale è toccato dalle mafie, ma soprattutto perché, come aveva spiegato lo stesso don Ciotti meno di un mese fa a Fondi, “basta dire che in questo territorio le mafie sono infiltrate, qui le mafie ci sono”. |
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lunedì 24 marzo 2014
Latina, ieri la giornata di Libera tra tanta gente e qualche polemica
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martedì 11 marzo 2014
Delitti e quote rosa
di Simone Nardone
10 marzo 2014
La festa della donna è arrivata e andata via come tutti gli anni lasciando gli strascichi di polemiche tra sostenitori dell’8 marzo e coloro che la vedono come la solita data commerciale.
Quest’anno, forse più che in passato, il giorno dedicato alla Festa della donna è stato diviso a metà tra coloro che hanno parlato delle “quote rosa” in politica e chi si è soffermato sul tema del “femminicidio”.
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lunedì 27 gennaio 2014
Vent'anni di speranza e oltre
| www.26lettere.it Scritto da Simone Nardone |
| Lunedì 13 Gennaio 2014 20:14 |
Basta guardarti indietro per capire che alcuni giorni, all’apparenza simili a molti altri, scrivono la storia. Era il 13 febbraio del 1994, precisamente venti anni fa. Carlo Azelio Ciampi rassegnava le dimissioni da presidente del Consiglio dei Ministri e contestualmente si apriva la strada per la nascita di quella Seconda Repubblica già in fase di gestazione, che avrebbe visto la luce da lì a qualche mese con le elezioni Politiche della primavera. |
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martedì 17 dicembre 2013
Incostituzional-mente
| www.26lettere.it Scritto da Simone Nardone |
| Domenica 15 Dicembre 2013 16:23 |
Che il Porcellum fosse una “porcata” non c’erano dubbi, non fosse altro perché a definirla tale fu proprio l’allora ministro Calderoli che la legge aveva redatto. Sull’incostituzionalità espressa dalla Consulta, però, quanto meno sorgono dei dubbi.
Dubbi che in primo luogo, al contrario di quanto ha detto il Capo dello Stato e la stessa Corte Costituzionale delegittimano, almeno nello spessore istituzionale, i membri del Parlamento che tra l’altro sono gli stessi chiamati a scrivere il nuovo sistema per l’elezione di Camera e Senato. |
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giovedì 24 ottobre 2013
Il falco diventato colomba
www.26lettere.it
23 ottobre 2013
Deve essere arrivato nella vita politica del senatore Claudio Fazzone quel punto di rottura che di arriva in quasi tutte le carriere degli esponenti politici nazionali.
Il senatore fondano, da sempre limpido e chiaro nella linea politica da seguire, berlusconiano convinto, forte del negazionismo sull’evento mediatico del “caso Fondi”, moderato nei temi ma audace nei toni, negli ultimi tempi, o se vogliamo negli ultimi giorni, ha sterzato verso un cambio di rotta e di linea politica.
Prima la designazione, se vogliamo dai tratti spiazzanti, in seno alla commissione parlamentare antimafia. A seguire le polemiche politiche su questa nomina, che ne hanno riacceso la medianicità nazionale, di quello che nel bene o nel male, tutti – ma proprio tutti i media – hanno ritratto come ilpolitico più potente della provincia di Latina.
E poi la svolta. Il falco che diventa colomba. Proprio così, uno dei più grandi fedelissimi berlusconiani che improvvisamente – agli occhi dei più – sceglie la linea morbida, quella dei “lealisti” a Letta, o per come hanno voluto chiamarsi, degli “innovatori”.
Così arriva la firma di Claudio Fazzone nella nota a sostegno della posizione di Quagliariello, Formigoni e gli altri che minacciano la conta, forti di quei 24 senatori (l’esponente fondano compreso) che anche se Berlusconi imponesse la crisi, loro sosterrebbero il governo.
Certo, per chi segue la politica nazionale che si interseca con quella locale, ricorderà che tempi addietro l’esponente del Pdl aveva dapprima iniziato a seguire una linea più morbida, iniziando a presentare interventi, mozioni e proposte di legge firmando con l’ex ministro Pisanu, che come si ricorderà non era proprio un berlusconiano. Ma Fazzone era andato oltre, mettendo il suo nome accanto all’ex titolare del ministero degli interni nel documento definito dei “frondisti” nel maggio del 2012.
Tutti elementi da non considerare scollegati tra loro, ma che al contrario tracciano una bella linea retta sulla posizione del senatore fondano che così facendo, checché se ne dica, è rimbalzato su testate nazionali, finendo addirittura due volte in prima serata grazie a Maurizio Crozza, che nel “Paese delle Meraviglie” del 18 ottobre in onda su La7 l’ha tirato in ballo per la designazione in commissione antimafia e nella copertina di “Ballarò” del 22 ottobre l’ha citato per il sostegno a Quagliariello.
Della serie “l’importante è che se ne parli”, perché la comunicazione politica funziona anche così. Dopo tutto, che sia falco o colomba, ai sostenitori poco importa, quel che importa è che sappia spiccare nuovamente il volo, chissà in quali cieli e verso quali lidi.
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domenica 29 settembre 2013
Il giorno del giudizio
www.26lettere.it
| Scritto da Simone Nardone |
| Mercoledì 18 Settembre 2013 |
Ci siamo. Anzi, ci risiamo. Oggi (18 settembre), l’Italia si ferma, perché siamo di fronte all’ennesimo “giorno del giudizio”.
Questa sera alle ore 20,30 la giunta per le elezioni e le immunità del Senatosarà chiamata al primo voto sulla decadenza da Palazzo Madama di Silvio Berlusconi.
Il punto non è la questione politica, probabilmente importante, ma non di vitale importanza per i più. L’ennesimo giorno del giudizio ripropone uno dei nodi fondamentali che sono alla base dei problemi dell’Italia di oggi: la questione giustizia. Uno dei tre poteri fondamentali dello stato continua ad essere immerso nel caos immischiato nella non certezza della pena, che spesso frena anche gli investitori stranieri.
La domanda che più semplicemente verrebbe da porsi è: nel paese che istituisce processi mediatici per i furti al supermercato come per l’omicidio seriale, possibile che dopo tre gradi di giudizio abbia ancora bisogno di “giorni del giudizio”?
Qualcuno potrebbe sintetizzare che di fatto la sentenza in Cassazione è un qualcosa di definitivo e che ora si sta parlando di altro, e in effetti a norma di legge è proprio così. Però poi ci ritroviamo all’ennesimo “giorno del giudizio”, l’ennesimo ma non l’ultimo. Indipendentemente da quale sarà il voto stasera in giunta, infatti, ci dovrà essere comunque un’ulteriore voto in aula. Poi sarà la volta della Corte di Strasburgo e questa storia giudiziaria da una parte e politica dall’altra andrà avanti ancora per diverso tempo.
Evidentemente a noi italiani piace essere il paese che ha più anni di processo, gradi e giorni di giudizio che pene da scontare.
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La storia lo giudicherà
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| Scritto da Simone Nardone |
| Martedì 07 Maggio 2013 |
Cinquant’anni di storia politica del nostro paese. In una frase è così che può essere sintetizzato Giulio Andreotti, e forse è come si sarebbe definito anche lui.
Belzebù, il divo, o zio Giulio, poco importa come veniva chiamato, vagamente diversa è la questione della sua fama. Una fama fatta di luci ed ombre. Di un processo per mafia chiuso con la prescrizione, di un uomo che è stato il bello e il cattivo tempo dal dopoguerra alla fine della Prima Repubblica. Non solo cinquant’anni di potere, perché i numeri sono davvero rilevanti, e sono quelli di7 volte Presidente del Consiglio, 19 volte ministro e sempre alto dirigente della Democrazia Cristiana.
Stimato e apprezzato all’estero, sempre amato e odiato in patria. 94 anni di vita in primo piano, nello scacchiere che conta. Bella una sua intervista di qualche anno fa, in cui spiegava che alle superiori i suoi voti non erano eccellenti, ma di come all’università aveva capito che per diventare qualcuno bisognava studiare.
Celebri, le sue citazioni, la più famosa sicuramente quella che rappresentava anche il suo cinismo politico e il senso dell’ultimo grande statista che il nostro panorama politico ci ha regalato: “Il potere logora chi non ce l’ha”. E di fatto, lui che di potere ne aveva avuto, non si era così logorato, non agli occhi del mondo. Le ombre sull’uccisione del giornalista Pecorelli, assassinato dalla mafia, con le ombre della lunga mano del politico centrista hanno tenuto banco per anni sulla cronaca giudiziaria nazionale. Ma il celebre Giulio non ha mai esitato a rispondere cosi: “Se dovessi morire tra un minuto, so che non sarei chiamato a rispondere né di Pecorelli, ne’ della mafia. Di altre cose sì, ma su questo ho le carte in regola”.
Le polemiche non si sono placate neppure nei secondi immediatamente successivi alla scomparsa dell’ex premier. I social network hanno ironizzato e demonizzato a tratti la figura di per sé abbastanza controversa del politico italiano, al Senato non si è riuscita neppure a fare la commemorazione, mentre in consiglio regionale in Lombardia, la scelta silenziosa dell’uscita dall’aula di Umberto Ambrosoli, figlio del celebre Giorgio, assassinato nel ’79, accusato dallo stesso Andreotti, di essere uno che “se le andava cercando”, sono una di quelle cose che ti lasciano nel dubbio non della grandezza ma dell’autorità delle istituzioni. Anche perché nel bene e nel male Andreotti era il potere.
Manzoni, diceva “ai posteri l’ardua sentenza”, “sarà la storia a giudicarlo”, ha invece detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Forse, più semplicemente a caldo, potremmo constatare con semplice spirito di osservazione, che nella storia, Giulio Andreotti, già c’era prima dell’ultimo respiro. Diverso sarà il giudizio che essa gli riserverà. Più facile, agli occhi del grande pubblico, che tutto rimarrà coperto per sempre da luci ed ombre, così come è stata la carriera politica e la vita del “divo”, che come messo in evidenza nel film di Sorrentino, nell’89 formava quasi a sorpresa il suo ultimo governo e nel ’92 entrava a Montecitorio con l’elezione al Colle in tasca, uscendo con la più bruciante sconfitta politica, che di fatto ne segnava il declino.
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