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venerdì 7 maggio 2021

Bisogna dire le cose come stanno, non parlare di fake news




Non voglio fare polemica, ma per etica professionale sono abituato a fare due cose: andare alla fonte delle notizie e occuparmi di comunicazione. Pertanto parlerò di queste due cose nelle poche righe che seguono.

Questo pomeriggio esce un comunicato stampa dell’ ASL Latina con tanto di logo della Regione Lazio su un OpenDay che si sarebbe dovuto tenere nel fine settimana in tutta la Regione con dosi di vaccino Astrazeneca in due punti di somministrazione provinciale.

lunedì 15 febbraio 2021

Serve la voce di chi guida il Paese


In poco più di 24 ore siamo passati dalla partenza della stagione sciistica alla chiusura totale di quella invernale, dai numeri stabili dei bollettini locali e nazionali all'ipotesi lockdown esteso, il tutto con la solita bagarre social e mediatica che ormai contraddistingue qualsiasi pensiero, figuriamoci se si decide della vita di milioni di persone.

sabato 17 ottobre 2020

Covid-19 e quel problemino di comunicazione


Aumentano costantemente i casi Covid-19, bisogna preoccuparsi o non bisogna preoccuparsi? Forse, dovremmo imparare a dare un peso alle parole, perché in un tempo in cui abbiamo perso ritmi e modificato gli stili di vita, la lingua, i vocaboli e la comunicazione danno forma alle cose.

Per prima cosa penso che non solo non dovremmo preoccuparcene, ma neppure occuparcene più di tanto, giusto un minimo. Se andiamo all’etimologia della parola, la “preoccupazione” è il concetto di chi occupa qualcosa prima degli altri. Beh, a noi non c’è sicuramente chiesto di studiare cifre, formule, di valutare il problema, di capire come anticiparlo o come affrontarlo. A noi, cittadini, c’è sempre stato chiesto poco, molto poco: di indossare la mascherina, mantenere la distanza di sicurezza e lavarsi spesso le mani. Se tenessimo sempre questo a mente e non abbassassimo mai il nostro livello di guardia staremmo molto meglio. Quindi, forse, dovremmo preoccuparci meno di ciò che non ci compete e preoccuparci molto di più di quello che ci aiuta a non incontrare in modo ravvicinato il virus. E in più dovremmo usare l’app Immuni, ma questa è un’altra storia troppo lunga.

Tra chi si preoccupa per noi, invece, oggi – come ieri, e forse anche qualche giorno prima – si discute di come fare in modo di abbassare il livello di pressione che il Covid-19 può portare di qui a breve sul sistema ospedaliero italiano. Il tutto, ovviamente e legittimamente, senza impattare troppo sull’economia. Abbiamo ormai capito – ovviamente troppo tardi – che le aggregazioni, mischiate a un calo di attenzioni danno linfa alla diffusione del virus. Quindi dobbiamo prepararci, come fosse l’attesa di qualcosa di tetro e inquietante al nuovo Dpcm, manco fosse l’ultimo libro della saga “Per sicurezza esci domani”. Perché è questo ciò che passa, è questo quello che ci fa preoccupare, perché nell’epoca della pandemia se c’è qualcosa che non funziona è la comunicazione.

mercoledì 27 febbraio 2019

L’importanza di saper comunicare

In un periodo storico nel quale nessuna attività commerciale, associazione o organizzazione può permettersi il lusso di non parlare ai suoi clienti, soci, o followers, comunicare è l’unica via per farlo senza il rischio di parlare con la bocca chiusa. Oggi, accreditarsi pubblicamente significa anche avere un’identità digitale, e per questo, non si deve correre il rischio che i social possano monopolizzare la comunicazione, segmentando il proprio target solo a chi decide di iscriversi ad una comunità virtuale.

Con i nuovi canali di comunicazione, i contenuti vanno tarati, mediati, diffusi, in base a quali sono i risultati che si vogliono raggiungere. Per questo, il consiglio è saper discernere chi può offrire un servizio da chi professionalmente presenta una visione, organizza e pianificazione un piano marketing ed editoriale.