Non sono di certo un esperto di lingua italiana, ma ne sono professionalmente un fruitore.
Fatta questa doverosa premessa ci sono delle cose che davvero non tollero. Tra le tante, c’è quella di tentare di far flettere la lingua alle nostre sensibilità, un po’ come se l’italiano fosse qualcosa di personale. Ho sempre creduto che una lingua sia fatta di storia, cultura e usanze tramandate nel tempo ed evolute con il tempo. Che raccolga in essa l’essenza di ciò che è un popolo. Ancor più, in un mondo sempre più fluido, sta diventando l’ultimo vero pilastro di identificazione culturale, e tutto dovremmo fare fuorché minarne le fondamenta.
Attacchi come quelli che ogni giorno fuori da ogni regola e consuetudine, oltre che da ogni vocabolario, identificano una qualsiasi parola con le finali maschili o femminili a piacimento personale ne sono un esempio.
