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venerdì 1 luglio 2016

RACCONTI - Un'alba soffocata

Racconto con cui ho partecipato al concorso letterario "Caffè Corretto 2016"

L’ultimo sole d’ottobre al tramonto fiammeggiava alla finestra e giù dalla strada saliva invece potente il lamento di un autoradio di passaggio, quando lui finalmente disse: “No. Io questo non lo faccio”. Poi girò le spalle e venne via. (Incipit Antonio Pennacchi)

Voltandosi si perse l’ultimo bagliore di luce della giornata, mentre espirava denso fumo grigio che veniva da un sigaro toscano. L’uomo dall’altra parte del tavolo, in un gessato italiano, godeva del chiarore di quell’ufficio statale, dei calendari delle forze armate rigorosamente elencati per anni su una bacchetta di legno color mogano inchiodata al muro. La sua espressione era interdetta, pareva quasi penetrante. Probabilmente si stava domandando perché lui non capiva, ma non parlava. Lo scrutava.

martedì 14 giugno 2016

RACCONTI: Soleluna

SoleLuna

C’è un’antica storia, una leggenda. Un libro che si dice sia sacro. In ebraico significa “degli inizi”. Narra di un tizio strano, tenebroso, forse con la barba, che si è sempre visto poco in giro. Un uomo, come suo figlio, che forse per noia o per ambizione, o perché aveva un non so che di simile a noi comuni mortali, che un giorno, il primo, si mise a creare qualcosa. 

Iniziò così, come gli veniva. E si dice che gli sembrava cosa giusta. Un giorno, presumo di buon mattino, ma nutro su questo dei dubbi temporali, prese quella bacchetta magica dell’onnipotenza e divise il giorno dalla notte. La luce dalle tenebre. Ciò che si vede da ciò che è nascosto. Quello che è scontato da quello che va scovato. E come si narra, sempre secondo quella strana storia, che a lui sembrava cosa buona e giusta. Ma si sa che ogni storia ha il suo protagonista. E siccome il tizio barbuto, invisibile, severo ma fondamentalmente buono si sentiva più come un narratore, doveva dare un protagonista a questa favola. E ci provava. Ogni giorno. Dopo tutto, dopo aver diviso il giorno dalla notte era già più facile contare i dì nell’eternità.