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giovedì 30 luglio 2026

"Inventa un Film e "Tre Colori", Lenola sempre nel cuore

 


Ieri sera sono tornato a Lenola, dall'amico Ermete Labbadia che spesso mi coinvolge in quella che è una sua splendida creatura: il festival di corti "Inventa un Film".

Ogni anno mi chiede di far parte di una giuria. Quest'anno è toccato alle poesie e sono felice di aver premiato il primo classificato, ovvero Luciano Giovannini con la sua opera "Il becchino di Assad".

Riporto la mia motivazione, sottolineando, come ho fatto anche al momento della premiazione, che nelle poesie possiamo osservare la metrica, ascoltare la musicalità, ma poi, quando un testo emoziona, vale più di ogni altra cosa:

MOTIVAZIONE premio poesia "Il becchino di Assad"

Un testo di intensa forza emotiva e profonda introspezione, capace di raccontare il conflitto tra il senso del dovere imposto da un regime e l'irrinunciabile richiamo della coscienza. Attraverso la figura di un uomo al servizio del potere siriano, ma incapace di soffocare la propria umanità, la poesia restituisce con sensibilità il dramma morale di chi assiste all'ingiustizia. Ispirata a una vicenda reale, l'opera diventa una potente riflessione sul valore della dignità umana e sull'impossibilità, per la coscienza, di sopravvivere indefinitamente al compromesso con il male.

venerdì 1 luglio 2016

RACCONTI - Un'alba soffocata

Racconto con cui ho partecipato al concorso letterario "Caffè Corretto 2016"

L’ultimo sole d’ottobre al tramonto fiammeggiava alla finestra e giù dalla strada saliva invece potente il lamento di un autoradio di passaggio, quando lui finalmente disse: “No. Io questo non lo faccio”. Poi girò le spalle e venne via. (Incipit Antonio Pennacchi)

Voltandosi si perse l’ultimo bagliore di luce della giornata, mentre espirava denso fumo grigio che veniva da un sigaro toscano. L’uomo dall’altra parte del tavolo, in un gessato italiano, godeva del chiarore di quell’ufficio statale, dei calendari delle forze armate rigorosamente elencati per anni su una bacchetta di legno color mogano inchiodata al muro. La sua espressione era interdetta, pareva quasi penetrante. Probabilmente si stava domandando perché lui non capiva, ma non parlava. Lo scrutava.