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martedì 14 giugno 2016

RACCONTI: Soleluna

SoleLuna

C’è un’antica storia, una leggenda. Un libro che si dice sia sacro. In ebraico significa “degli inizi”. Narra di un tizio strano, tenebroso, forse con la barba, che si è sempre visto poco in giro. Un uomo, come suo figlio, che forse per noia o per ambizione, o perché aveva un non so che di simile a noi comuni mortali, che un giorno, il primo, si mise a creare qualcosa. 

Iniziò così, come gli veniva. E si dice che gli sembrava cosa giusta. Un giorno, presumo di buon mattino, ma nutro su questo dei dubbi temporali, prese quella bacchetta magica dell’onnipotenza e divise il giorno dalla notte. La luce dalle tenebre. Ciò che si vede da ciò che è nascosto. Quello che è scontato da quello che va scovato. E come si narra, sempre secondo quella strana storia, che a lui sembrava cosa buona e giusta. Ma si sa che ogni storia ha il suo protagonista. E siccome il tizio barbuto, invisibile, severo ma fondamentalmente buono si sentiva più come un narratore, doveva dare un protagonista a questa favola. E ci provava. Ogni giorno. Dopo tutto, dopo aver diviso il giorno dalla notte era già più facile contare i dì nell’eternità.