SoleLuna
C’è un’antica storia, una leggenda. Un libro che si dice sia sacro. In ebraico significa “degli inizi”. Narra di un tizio strano, tenebroso, forse con la barba, che si è sempre visto poco in giro. Un uomo, come suo figlio, che forse per noia o per ambizione, o perché aveva un non so che di simile a noi comuni mortali, che un giorno, il primo, si mise a creare qualcosa.
Iniziò così, come gli veniva. E si dice che gli sembrava cosa giusta. Un giorno, presumo di buon mattino, ma nutro su questo dei dubbi temporali, prese quella bacchetta magica dell’onnipotenza e divise il giorno dalla notte. La luce dalle tenebre. Ciò che si vede da ciò che è nascosto. Quello che è scontato da quello che va scovato. E come si narra, sempre secondo quella strana storia, che a lui sembrava cosa buona e giusta. Ma si sa che ogni storia ha il suo protagonista. E siccome il tizio barbuto, invisibile, severo ma fondamentalmente buono si sentiva più come un narratore, doveva dare un protagonista a questa favola. E ci provava. Ogni giorno. Dopo tutto, dopo aver diviso il giorno dalla notte era già più facile contare i dì nell’eternità.
