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domenica 27 maggio 2018

Moriremo tutti berlusconiani

Pubblicato in POST-IT

di Simone Nardone

In una vita fa, dopo l’epoca del compromesso storico e a seguito della nascita del pentapartito, si iniziò a diffondere il detto “non moriremo tutti democristiani”. In realtà, la DC è morta già da oltre un ventennio, ma le egemonie politiche del pensiero e della forza democristiana, continuano a vivere ed influenzare il sistema partitico italiano, anche in un momento unico e a tratti spiazzante, come quello attuale. C’è una teoria molto accreditata nella sociologia politica, che spiega come il popolo abbia una memoria talmente corta, che tende a non rivotare l’ultimo partito in carica, dimenticandosi di chi l’abbia preceduto. Una memoria che tende a riaccreditare molti esponenti politici e altrettanti partiti. Teoria accredita dal fatto che dal 1994 ad oggi non c’è mai stata una riconferma elettorale e che passa dall’ideologizzazione di un leader quasi fosse un mito,  dividendo la società in berlusconiani e antiberlusconiani.
Oggi, mentre erroneamente si parla di Terza Repubblica, Berlusconi viene giudiziariamente e politicamente riaccreditato, e, una parte dei suoi nemici storici che provengono dalla tradizione post comunista – e  non solo – potrebbero vedere in questo, non un intensificarsi del numero di nemici sul campo, ma un possibile interlocutore dall’altra parte della staccionata. Sembra quasi si sia venuta a creare una nuova “frattura”storica difficile da individuare, ma che affonda le radici nell’euroscetticismo e nell’anti-establishment. L’Europa è, o potrebbe essere, una frattura politica italiana, che se da una parte fa incontrare Lega e Cinque Stelle, dall’altra non è escluso avvicini Partito Democratico e Forza Italia.