martedì 25 agosto 2026

L’effetto “Odissea” riaccende la Riviera di Ulisse: il mito torna a parlare al mondo

COMUNICATO STAMPA


Dal Circeo a Sperlonga, da Formia a Gaeta e fino a Minturno, un territorio dove il racconto di Omero si intreccia con duemila anni di storia. Il presidente dell'Ente Parco Regionale Giovanchelli: “A Sperlonga abbiamo la carta d’identità, la foto segnaletica di Ulisse. Ma questa terra va scoperta con rispetto e consapevolezza”

C’è un effetto Odissea che comincia a farsi sentire anche sulla Riviera di Ulisse. Il nuovo film di Christopher Nolan ha riacceso in tutto il mondo l’interesse per il poema omerico e per i luoghi del Mediterraneo che, nei secoli, sono stati associati alle sue avventure. E così quella che per gli abitanti della costa a metà strada tra Roma e Napoli è una presenza quotidiana, quasi familiare, torna oggi a essere una storia capace di attirare lo sguardo dei viaggiatori internazionali.

«Il mito di Ulisse qui non è soltanto un richiamo turistico – sottolinea il presidente del Parco Regionale Riviera di Ulisse Massimo Giovanchelli – perché lo ritroviamo nella nostra storia, nei nostri paesaggi e nelle testimonianze archeologiche. A Sperlonga abbiamo quasi la carta d’identità, la foto segnaletica di Ulisse».

Il riferimento è al Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga, dove sono conservati i celebri gruppi scultorei rinvenuti nella grotta della Villa di Tiberio: scene del racconto omerico, da Scilla all’accecamento di Polifemo, con la celebre testa di Ulisse che è diventata una delle immagini più iconiche dell’eroe e ha contribuito a dare il nome stesso alla Riviera.

Ma il viaggio non finisce a Sperlonga. La tradizione lega Terracina e Formia alla terra dei Lestrigoni, mentre Gaeta e la stessa Formia vengono associate alla fonte Artacia e ad altri episodi del viaggio di Odisseo. Il rapporto con il mito prosegue poi verso il Monte Circeo, identificato dalla tradizione come dimora della Maga Circe.

«È come se Ulisse avesse lasciato lungo questa costa una traccia – aggiunge Giovanchelli – ma quella traccia si sovrappone a una storia ancora più ampia. Qui non abbiamo soltanto l’Odissea: abbiamo la Roma antica, le ville marittime, le strade, i mausolei e un patrimonio naturale che rende questo territorio unico».

È soprattutto Formia a rappresentare uno dei punti in cui mito e storia si incontrano con particolare forza. Alla tradizione dei Lestrigoni si affianca infatti una straordinaria eredità romana: dal Cisternone alla Tomba di Cicerone, fino al complesso della Villa di Mamurra a Gianola, una grande residenza marittima di epoca romana che si sviluppava lungo il promontorio affacciato sul mare.

E poi c’è Gaeta, con Monte Orlando e il Mausoleo di Lucio Munazio Planco, le Polveriere borboniche, i Bastioni e le Batterie; e Minturno, con l’antica Minturnae e il suo patrimonio archeologico. Un territorio nel quale, per usare una metafora, la storia non è custodita soltanto nei musei: è ancora dentro il paesaggio.

Proprio questa ricchezza impone però una riflessione sul tipo di turismo che il territorio vuole costruire.

«L’attenzione internazionale ci fa piacere e rappresenta una grande opportunità – conclude Giovanchelli – ma dobbiamo essere consapevoli che le bellezze che oggi attirano i visitatori sono rimaste tali anche perché, fino a oggi, siamo riusciti a preservarle dal turismo di massa. Il nostro obiettivo non può essere riempire la Riviera, ma farla conoscere e soprattutto vivere. Come Parco abbiamo sempre incentivato un turismo esperienziale, rispettoso e compatibile con la natura e con la storia. I nostri eventi tra sentieri di mare e di terra, ricchi di bellezze di ogni tipo sono proprio frutto di questa attenzione».

Una necessità resa ancora più evidente dalla presenza della tartaruga marina della Caretta caretta, che negli ultimi anni ha scelto sempre più spesso queste spiagge per nidificare: dalla duna di Capratica di Fondi alle recenti deposizioni e schiuse delle scorse settimane tra Gaeta e Formia, fino all’attesa per il nido di Sperlonga, proprio lungo il tratto di costa della Villa e della Grotta di Tiberio.

«L’effetto Odissea - ha concluso il presidente Massimo Giovanchelli - può diventare una straordinaria occasione per raccontare la Riviera al mondo. A condizione che Ulisse, di ritorno dal suo viaggio, trovi ancora lo stesso territorio che per millenni è stato raccontato al mondo».