Le elezioni amministrative non possono mai essere considerate dei test nazionali. Ma vanno fatte delle osservazioni sistemiche, in un quadro politico e partitico italiano che continua a mutare.
PLURIPOLARISMO. Nelle elezioni amministrative del 5 giugno 2016, che mai come questa volta si concluderanno con i ballottaggi tra quindici giorni, c’è un primo dato che salta incredibilmente all’occhio: siamo tornati a una polarizzazione vecchio stile. Si moltiplicano gli schieramenti sul campo, tanti i candidati alla carica di sindaco, ma in tutti i grandi centri si va al ballottaggio, con la sola eccezione di Cagliari. La polarizzazione è perfino fuori dai colori politici degli anni ’90 e inizio anni 2000. A Napoli il partito del governo nazionale rimane fuori dai giochi, come anche il Movimento Cinque Stelle, e vanno al ballottaggio la così detta sinistra non ufficiale di De Magistris e il centrodestra compatto. A Milano anche il centrodestra unito riesce ad andare al ballottaggio contro un centrosinistra forte; quasi più forte che a Bologna e Torino, città storicamente legate ai partiti moderati della sinistra che non riescono a confermare al primo turno il proprio sindaco. A Roma a sorpresa il Pd strappa il ticket per il per il ballottaggio, ma lo fa contro i Cinque Stelle che nella capitale divengono primo partito, attestandosi spesso come principale forza alternativa al Partito Democratico.
