Tutti pronti sempre a mettere sotto scacco i sistemi elettorali. Ma se nessuno dovesse arrivare a un’ampia rappresentanza, può bastare il fatto di essere “arrivati primi” a giustificare un premio di maggioranza per formare un governo?
Dopo aver percorso tutto il tabellone di questo fantastico gioco che si chiama “politica”, eccoci pronti a ripassare dal via. E come ogni volta che ci si avvicina alla tornata elettorale, tutti a sparare a zero sulla legge elettorale e sui meccanismi che convertono in seggi i voti espressi dagli elettori.
Questi giorni antecedenti al voto se ne sentono davvero di tutti i colori sulla nuova normativa elettorale, da quasi tutte le forze politiche in campo, come se tra tutti non ci fosse chi questa legge elettorale l’ha voluta, chi l’ha persino votata, chi ha attaccato senza sosta l’Italicum o chi aveva definito quella ancora antecedente – il Porcellum – come il male assoluto. Possibile che nessuna legge elettorale va bene? Possibile che nessuno è soddisfatto, per di più, a priori?
Ciò accade poiché sembra che è che nessuno possa uscire trionfante dalle urne, allora la colpa di chi è? Del sistema elettorale che non assegna una maggioranza, ma è ovvio. E se per una volta provassimo, invece, a dimenticarci questo marchingegno di cui dovrebbero occuparsi luminari e ingegneri elettorali e valutassimo la situazione partitica? Potrebbe accadere che qualcuno si renda conto che la colpa, forse, non è del meccanismo con il quale convertiamo in seggi i voti, ma del fatto che forse qualche responsabilità ce l’hanno gli elettori da una parte e i partiti dall’altra. I primi che non esprimono un senso di fiducia ampio a nessuno e i secondi, che appaiono sempre meno in grado di fare sintesi per poter governare.


