23 giugno 2019
di Simone Nardone
Si infrange in semifinale contro un sontuoso David Goffin il sogno di Matteo Berrettini di approdare alla finale di Halle nel tempio sacro di sua maestà Roger Federer. Il match su suolo tedesco si è chiuso con un amaro 7-6 6-3, eppure il tennista romano ha acceso una luce color verde, come l’erba che ha calpestato e macinato in queste ultime due settimane, vincendo a Stoccarda e giocandosela alla pari contro chiunque nella cittadina della Renania Settentrionale-Vestfalia.
C’è una generazione italiana di amanti del tennis, quella anagraficamente vicina a Federer, Rafa Nadal e Nole Djokovic che si domanda perché il nostro Paese non possa avere – non un mostro sacro come loro – ma qualcuno che bazzichi attorno ai big nelle semifinali in giro per il mondo e che entri stabilmente nella top tenmondiale. Fabio Fognini c’ha messo una carriera per vincere un Master 1000 e centrare una di quelle dieci posizioni tra i migliori del mondo. Ma in tanti sanno che le speranze per il futuro non ruotano attorno al 32enne ligure, che nonostante il miglior ranking della sua carriera, per limiti anagrafici difficilmente manterrà la posizione per un lunghissimo periodo. Le speranze sono rivolte attorno ad un gruppo di tennisti ventenni che dalla scorsa stagione continuano ad inanellare risultati, a fare punti e a migliorare la propria classifica. Tra questi, probabilmente, colui che sta sbalordendo più di tutti è Matteo Berrettini.
