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lunedì 8 dicembre 2014

Italicum tra Mattarellum e Porcellum



La bozza della nuova riforma elettorale targata Renzi-Boschi torna al centro del dibattito con un nuovo documento. Curioso il prospetto sulla base dei dati elettorali delle ultime tornate. Punti di forza e di debolezza di una riforma che auspica di essere il tassello centrale nel passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica italiana.

Renzi accelera, Berlusconi frena, Grillo accusa e tutti gli altri stanno a guardare. La questione sulla riforma elettorale è al palo, in attesa dell’accordo definitivo (o presunto tale) che porterebbe alla nascita dell’Italicum in stile 2.0.

LA RIFORMA
L’Italicum è la bozza del nuovo sistema elettorale. L’ultimo documento su cui stanno lavorando le forze politiche vede un ipotetico premio di maggioranza assegnato al partito che ottiene 40% dei voti (nella prima bozza la soglia era del 37% di coalizione). Se nessuno raggiunge tale soglia, è previsto un eventuale ballottaggio tra i primi due partiti che ottengono il maggior numero di voti. Il nodo più grande rimane lo sbarramento per i partiti più piccoli, che in molti vorrebbero al 5%, ma che alla fine potrebbe essere del 4% o 4,5% (nella prima bozza esistevano tre tipi di sbarramento come nel Porcellum 12% per le coalizioni, 8% per i partiti non coalizzati e 4,5% per quelli all’interno delle coalizioni). Cambia drasticamente anche il sistema che assegna i seggi, che per sommi capi dovrebbe essere per il 70% con l’espressione di una preferenza in piccoli collegi plurinominali e per il restante 30% eletti con un sistema proporzionale puro con liste bloccate su base regionale (la precedente bozza, prevedeva 120 collegi plurinominali in cui si eleggevano dai 3 ai 6 seggi, tutti con liste bloccate). Da sciogliere il tema delle candidature multiple (non previste nella prima bozza), dove i capolista potrebbero candidarsi in non più di 10 collegi. Infine, la questione non di poco conto dell’approvazione della riforma solo per la Camera, con la difficoltà di rendere operativo un sistema elettorale in grado di funzionare anche prima dell’eventuale superamento del bicameralismo perfetto. Si vocifera un’entrata in vigore nel 2016, vista l’impossibilità di norme transitorie o collegate alla riforma costituzionale per il Senato.