10 marzo 2019
di Simone Nardone
Non ho mai conosciuto Daniele Nardi, né il suo compagno d’avventura Tom Ballard. Ma in queste settimane, per lavoro, ho dovuto scrivere di lui. Evito, di solito, per etica professionale e per scongiurare qualsiasi coinvolgimento con i fatti di cronaca, di cercare i volti, scrutare le parole, i sogni e persino di creare quel livello di empatia che come una fiammella alimenta l’animo umano. Ma in questi giorni, come hanno fatto in tanti, sono andato a spulciare i video, sentire la voce e guardare il volto di Daniele. Ho provato ad entrare nei suoi occhi scolpiti in qualche fermo immagine, ho tentato di studiare i luoghi dove ha inseguito il suo grande sogno. Sono stato con il fiato sospeso come in tanti, come tutti coloro che da ieri abbassano lo sguardo ammettendo non ci sia più nulla in cui sperare.