L’etica nella politica italiana sembra scomparsa da tempo. Tenevo un incontro in un liceo, un paio di anni fa con pochi studenti che avevano il coraggio di voler passare un’oretta della loro autogestione a confrontarsi sul cos’era l’etica nella politica, quasi fosse un mostro sacro ovviamente deceduto insieme a Tangentopoli e alla Prima Repubblica.
In realtà l’etica penso sia legata al concetto di rispetto, un rispetto prima ancora che verso il popolo, verso gli elettori, verso coloro che – passatemi il termine – sono “sudditi” del potere, va rivolto prima proprio alle istituzioni che si rappresenta. L’uomo può sempre pagare il peso di una vergogna, di una sconfitta, di un fallimento, l’istituzione no.
Perché questo? perché l’istituzione, in un sistema di potere democratico sano, dovrebbe rappresentare il più alto livello della vita sociale, che attraverso la funzione politica, legittima oggi l’uno, domani l’altro a prendere delle decisioni – spesso scomode – per il bene generale e non personale.