mercoledì 28 gennaio 2026

Giornalisti pubblicisti, figli di un dio minore: almeno in terra pontina

 Articolo pubblicato su TabloidWeb.it

11 gennaio 2026

Quel concetto di “pari dignità” che dovrebbe tenere a braccetto i due rami dell’ordine dei giornalisti – professionisti e pubblicisti – si scontra con la Provincia di Latina che, con apposito bando cerca una figura da assumere, a tempo parziale ma indeterminato, per il ruolo di “Funzionari ed Elevate Qualificazioni” che di fatto, dovrebbe andare a coprire il ruolo vacante di membro dell’Ufficio Stampa.

Inutile dire che non è il titolo a fare la differenza, specie nella gestione di alcune peculiarità quali gli uffici stampa, dove a tutti gli esperti del settore, prima o dopo, è capitato di collaborare e farne parte. Ovviamente non è neppure possibile, né tanto meno ipotizzabile, che alcuni posti siano individuati precedentemente di essere messi a bando, e quindi, la domanda sul come mai si decide di tagliare fuori i colleghi iscritti all’albo dei pubblicisti è una domanda legittima.


Nel bando si parla di una figura “Specialista dell’Informazione”. Ma in tal caso, forse, sarebbe stato più corretto dire della comunicazione e non dell’informazione, visto che più che fare informazione, un ufficio stampa si preoccupa di fare comunicazione. È ovvio che nelle competenze di un giornalista ci sta quella di informare, ma quando si entra in un ufficio pubblico, l’informazione che si vuole far arrivare ai cittadini è importante almeno al pari di come la si veicola. Ed è difficile credere che un giornalista professionista abbia tali competenze mentre un pubblicista no. Anzi, forse, ce l’avrebbero anche altre figure, tipo laureati in scienze della comunicazione, o esperti di comunicazione pubblica attraverso master specifici, o ancora figure che hanno prestato servizio nelle amministrazioni pubbliche o private con mansione di “addetti alle relazioni esterne”. Insomma, davvero i pubblicisti sono figli di un dio minore?

A quanto pare sì. Ma è il mondo dell’informazione che rischia di fare acqua da tutte le parti. A livello nazionale non si parla più di abolire l’ordine è vero, ma non si fa neppure nulla per aiutare colleghi sempre più in crisi con editori che se ne fregano di scioperi o stati di agitazione, lasciando persino redazioni in mano, quando va bene a stagisti e quando va male a ChatGpt. A livello locale è ancora peggio, tra sistemi indebitati e malsani che vivono raschiando il contributo statale e sfruttando i corrispondenti – che spesso non vengono neppure pagati – e poche realtà virtuose che, tra mille difficoltà, tentano di garantire professionalità e informazione tra sistemi cooperativistici e la volontà di ridare dignità a una professione che rischia di averne sempre meno.

Dunque, essendo un figlio di dio minore, mi domando: perché un Ente pubblico, per di più provinciale, vada quasi contro la Legge 150/2000 che stabilisce come gli uffici stampa delle Pubbliche Amministrazioni devono essere costituiti da personale iscritto all’Albo nazionale dei giornalisti, includendo di fatto non solo i professionisti ma anche i pubblicisti? La risposta, probabilmente, sta nel bando: non si parla di Ufficio stampa, ma di “Specialista dell’Informazione”. Dunque, le parole fanno la differenza, almeno fin quando non ci sarà qualche ricorso che definisce l’equiparazione tra le due figure, in quanto, tra le due categorie di giornalisti – almeno per le normali competente di uffici stampa – già c’è.

Tale questioni le abbiamo poste anche al Presidente della Provincia Gerardo Stefanelli che telefonicamente ci ha spiegato come il suo ruolo impone una responsabilità nell’atto di indirizzo. L’individuazione della figura richiesta dal bando non è una competenza della politica, bensì della parte amministrativa. Leggasi del dirigente.

Allora siamo andati a dare un’occhiata alle competenze richieste alla figura ricercata: ovvero la gestione e il coordinamento di tutte le attività di informazione e comunicazione dell’Amministrazione Provinciale, sia verso l’esterno sia all’interno dell’Ente, Il tutto svolto con un buon grado di autonomia, utilizzando in modo efficace gli strumenti digitali, come il sito web e i canali social. Una figura in grado di organizzare e realizzare momenti di confronto e comunicazione pubblica, come interviste, conferenze stampa e tavole rotonde, curando la diffusione di notizie su eventi, iniziative e opere promosse o realizzate dalla Provincia, con particolare attenzione ai temi di maggiore interesse per la collettività. Ancora: il mantenimento dei rapporti con le redazioni giornalistiche e i corrispondenti locali, favorendo un dialogo costante e corretto con i media. Attività informative vengono svolte nel rispetto delle leggi, dei regolamenti vigenti e delle regole deontologiche della professione giornalistica, seguendo gli indirizzi forniti dall’amministrazione.

Insomma, tutti ruoli che riguardano entrambi i rami degli ordini. Allora, forse, qualcuno dovrebbe conoscere a dovere la vera e unica differenza prevista dalla normativa tra professionisti e pubblicisti: ovvero che i primi svolgono in modo esclusivo la professione, mentre i secondi lo fanno affiancando – teoricamente – altro, anche se spesso non è così. Una definizione che vuol dire tutto e niente e che nella consuetudine si è rivelata essere la discriminante tra chi ha un contratto con obbligo di esclusività di firma, rispetto a chi collabora con varie testate. Della serie: i professionisti tendono ad essere coloro che sono contrattualmente – non tutti ovviamente, ma teoricamente è così – più vincolati. E allora sorge anche un’altra domanda: perché un professionista che ha (teoricamente) l’esclusività, dovrebbe essere una figura più “giusta” di un pubblicista per un ruolo part time di 18 ore settimanali?