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giovedì 23 luglio 2026

La politica della strumentalizzazione: ci si divide anche sull’antimafia

 da LatinaNews.eu

La missione della Commissione parlamentare Antimafia a Latina ha suscitato reazioni contrastanti, lasciando cittadini, forze politiche e persino la stampa con più di un interrogativo.

A dire il vero, non si è compreso fino in fondo quale fosse l’obiettivo dell’incontro in Prefettura. L’annuncio della visita ha assunto fin da subito una connotazione politica, la presidente della Commissione ha dato forfait per “motivi personali”, nonostante questo fosse il suo collegio di elezione, e alla fine in molti si sono chiesti se fosse davvero necessario spiegare il senso della presenza dell’organismo parlamentare sul territorio. Eppure la risposta sembra evidente.

Da anni la provincia di Latina convive con episodi sempre più frequenti di criminalità organizzata, esplosioni, intimidazioni, traffici di droga e inchieste che raccontano un fenomeno tutt’altro che marginale. A questo si aggiunge il caso di Aprilia, il cui Consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose.

https://www.latinanews.eu/la-politica-della-strumentalizzazione-ci-si-divide-anche-sullantimafia/

Proprio per questo sorprende che una missione di tale rilievo si sia svolta senza un punto stampa, una conferenza o almeno una nota conclusiva. A relazionare è stato soltanto l’esponente di minoranza che aveva sollecitato la missione, limitandosi a parlare di “presenza” sul territorio. Quasi che affrontare pubblicamente il tema dell’antimafia potesse trasformarsi in un boomerang politico. Ma qui non si parla di una sagra di paese: si parla di criminalità organizzata.

Il vuoto comunicativo ha favorito anche ricostruzioni imprecise nei media, come quella di chi ha sostenuto che in provincia i Comuni sciolti per mafia fossero due, includendo anche Sperlonga. Non è così: lì il sindaco è stato sospeso dopo una condanna, mentre l’amministrazione continua con il vicesindaco facente funzioni. Il resto è cronaca giudiziaria.

Non sarebbe la prima volta che il rapporto tra istituzioni, politica e opinione pubblica genera equivoci. Basti ricordare il caso Fondi: nel 2009 la commissione d’accesso voluta dal Prefetto propose lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ma il Consiglio dei Ministri non diede seguito alla richiesta anche alla luce delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri. Il resto è storia politica.

Le relazioni della Direzione distrettuale antimafia continuano intanto a descrivere presenze criminali, interessi economici e traffici illeciti radicati nel territorio pontino. Se un tempo la criminalità era considerata silenziosa, oggi quel silenzio si è trasformato in attentati, intimidazioni ed episodi che alimentano insicurezza e timori. La magistratura farà il suo corso, ma nel frattempo la politica non può limitarsi a dividersi o, peggio, a tacere.

Trasformare la presenza della Commissione Antimafia nell’ennesimo terreno di scontro – o di silenzio – sarebbe un errore. La lotta alle mafie non appartiene a uno schieramento e dovrebbe rappresentare uno dei pochi temi capaci di unire. Su legalità, sicurezza e futuro delle comunità servono meno bandiere e più dialogo, sintesi e responsabilità. Da qui passa la credibilità delle istituzioni e, forse, anche la fiducia dei cittadini.